Bambini palestinesi attaccati da coloni israeliani

Ho ricevuto questo post da persone che conosco, che testimoniano fatti che vivono sulla loro pelle insieme alla popolazione palestinese, per cui ben volentieri trasmetto.
At-Tuwani, 27 Ottobre 2009
Martedì 27 ottobre 2009 i bambini palestinesi provenienti dai villaggi di Tuba e di Maghayr Al Abbed non sono riusciti a raggiungere la scuola di At-Tuwani a causa della minaccia di violenze da parte dei coloni israeliani residenti nell’insediamento di Ma’on e nell’avamposto illegale di Havat Ma’on.
Gli internazionali di Operazione Colomba e del Christian Pacemaker Teams hanno effettuato numerose chiamate all’ esercito israeliano a cui la Knesset (parlamento israeliano) ha assegnato il compito di scortare i bambini di Tuba e di Maghayr Al Abbed fino alla scuola di At-Tuwani.
Dopo aver inutilmente atteso per quasi 45 minuti l’arrivo della scorta militare, i bambini e i volontari internazionali alle 8:15 (dunque 15 minuti dopo l’inizio della mattinata scolastica) hanno deciso di incamminarsi senza accompagnamento militare ad At-Tuwani. Quattro coloni israeliani adulti, uno dei quali mascherato e armato di fionda e altri coloni a bordo di un furgone, si sono appostati minacciosamente lungo la strada sbarrando loro il percorso. I bambini accompagnati dai volontari internazionali sono stati costretti a tornare precipitosamente indietro verso Tuba. Come conseguenza 16 bambini hanno perso l’intera giornata scolastica.
Più tardi, verso le 8:47, dopo che i bambini avevano già fatto ritorno aTuba, una jeep militare israeliana è arrivata nell’area in cui i coloni avevano minacciato i bambini. Alcuni volontari di Operazione Colomba erano in zona ed hanno parlato coi soldati. I soldati hanno sostenuto di essere nuovi e di non sapere dove dovevano incontrare i bambini per scortarli. Questo è stato il secondo giorno consecutivo in cui la scorta militare israeliana è venuta meno all’impegno di scortare i bambini palestinesi verso e da scuola, costringendoli a prendere il sentiero più lungo sul quale sono stati attaccati dai coloni israeliani in numerose occasioni.
Nel 2004, in seguito ad una serie di attacchi da parte dei coloni israeliani a un bambino palestinese diretto a scuola e anche ai volontari internazionali che lavorano nell’area, la Knesset ha emanato un decreto col quale stabilisce che l’esercito israeliano deve provvedere quotidianamente agli accompagnamenti dei bambini sulla strada più corta possibile verso e da scuola. Dall’inizio dell’anno scolastico i soldati israeliani sono ripetutamente venuti meno al dovere di adempiere adeguatamente il proprio mandato, col risultato che i bambini arrivano a scuola in ritardo e sono sottoposti ad ansie e rischi non necessari.
Informazioni ulteriori
Durante l’anno scolastico 2008-2009 i coloni hanno usato violenza contro i bambini 10 volte. In due di questi episodi hanno lanciato pietre contro di loro. Per il report completo sulla scorta militare nell’anno scolastico 2007-2008, incluse mappe, fotografie e interviste ai bambini: “Un viaggio pericoloso”, scaricabile al seguente indirizzo. www.operazionecolomba.com/index.php?option=com_content&task=view&id=472&Item id=38
Per ulteriori informazioni rivolgersi a Operazione Colomba (054 992 5773) o aChristian Peacemaker Teams (054 253 1323) Operation Dove – Nonviolent Peace Corps Palestine/Israel Ass.
Comunità Papa Giovanni XXIII
Email: tuwani@operationdove.org
Add comment Novembre 4, 2009
Serata di ricordi e … speranze

Coriano 24-10.09
Ieri, che serata indimenticabile!
Il video prima, con le immagini commoventi di don Oreste, le sue parole, la sua vita straordinaria, …. poi la testimonianza della Mara: il suo semplice raccontarsi, nelle grandi cose che fa, con tanto amore.
La pioggia, la burrasca, il vento, …. sì hanno fermato qualcuno, ma non sa cosa si è perso!
Di fronte alle belle parole ascoltate ed alle emozioni provate, si percepiva il desiderio comune di unità, di voglia di collaborare insieme per il bene della nostra realtà vicina e per quella di tutta l’umanità.
Per fare appunto della razza umana una FAMIGLIA UMANA.
Grazie a tutti quelli che in qualche modo hanno collaborato per la buona riuscita della serata.
Add comment Ottobre 24, 2009
Clamori dalla Colombia

UN PAESE RICCO DI RISORSE NATURALI: QUANTO NE BENEFICIANO I SUOI ABITANTI?
QUANTO SPRECO INVECE IN ARMI!
QUANTO IN CORRUZIONE!
[...] al deficit di 2,5 milioni di abitazioni, si somma il fatto che 12 bambini su 100 sono denutriti (le statistiche dell’Onu dimostrano che la fame cresce più rapidamente in Colombia che nell’Africa subsahariana), e che 12 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile tramite acquedotto. Inoltre, secondo dati governativi (sempre minimizzati per ragioni di propaganda) ogni anno muoiono circa 2.600 bambini per scarsità o cattiva qualità dell’acqua.
Questi dati sono la migliore risposta alle presunte iniziative del governo del narcopresidente Uribe e della sua cricca per “risolvere il problema della povertà”.
Evidentemente, è interesse dell’oligarchia che le ricchezze di uno dei paesi più dotati di risorse naturali al mondo, siano destinate alle multinazionali (da cui riceve il compenso per aver svenduto il paese) e non alla popolazione locale, che muore letteralmente di fame.
Del resto, il 6% del PIL del paese è destinato alle spese di guerra, come il 65% della spesa pubblica,
e a chi fra i criminali che governano il paese interessano i morti per fame?
Queste agghiaccianti cifre legittimano, intrinsecamente, il diritto alla ribellione del popolo colombiano.
Quale regime puó essere definito “democratico” alla luce di questa intollerabile situazione,
oltre che dell´applicazione sistematica del terrorismo di Stato contro gli oppositori? [...]
viaClamori dalla Colombia :: Il pane e le rose – classe capitale e partito.
Add comment Ottobre 15, 2009
Fao: un miliardo di affamati nel mondo, + 9% in un solo anno. Mai così dal 1970 - Il Messaggero

ROMA 14 ottobre – La crisi economica fa crescere anche la fame nel modo. Per effetto della tempesta finanziaria che non ha risparmiato nessun mercato, gli affamati nel modo sono cresciuti del 9% nell’anno in corso, arrivando alla vetta di 1,02 miliardi, il livello più alto dal 1970. Lo afferma il rapporto pubblicato oggi dalla Fao l’Organizzazione delle nazioni unite per l’agricoltura e l’alimentazione e dal Pam il Programma alimentare mondiale.Molti Paesi, a causa della crisi globale, hanno subito cali generalizzati nei propri flussi finanziari e commerciali, ed hanno assistito ad una caduta verticale delle entrate da esportazioni, degli investimenti esteri, degli aiuti allo sviluppo e delle rimesse in denaro. Il rapporto fa notare come, ad esempio, le 17 economie più importanti dell’America Latina nel 2007 abbiano ricevuto 184 miliardi di dollari in entrate finanziarie, cifra che si è circa dimezzata nel 2008 con 89 miliardi di dollari e si prevede diminuirà ulteriormente nel 2009 con 44 miliardi di dollari. Questo significa che si deve ridurre il consumo alimentare, e per alcuni Paesi a basso reddito con deficit alimentare questo aggiustamento del consumo può tradursi nella diminuzione delle tanto necessarie importazioni alimentari e di altri beni importanti come medicine ed attrezzature mediche. La sottonutrizione è una realtà estesa in Asia e nel Pacifico – spiega il rapporto- dove si stima che gli affamati siano 642 milioni, ma non risparmia neanche i Paesi sviluppati dove sono 15 milioni a soffrire la fame; nell’Africa sub-sahariana sono 265 milioni, in America Latina e Caraibi 53 milioni, nel Vicino Oriente e Nord Africa 42 milioni.
Nel corso dell’ultimo decennio – spiega il rapporto Fao-Pam – anche prima dell’attuale crisi, il numero delle persone sottonutrite era aumentato in modo lento ma costante. Proprio questo aumento, sia nei periodi di prosperità economica che recessione, mostra, secondo la Fao, l’estrema debolezza del sistema mondiale di governance della sicurezza alimentare.
«I leader mondiali hanno reagito con determinazione alla crisi economica e finanziaria e sono stati in grado di mobilitare miliardi di dollari in un lasso di tempo molto breve. La stessa azione decisa è adesso necessaria per combattere fame e povertà» afferma il direttore generale della Fao Jacques Diouf. Secondo Diouf, è anche «essenziale investire nel settore agricolo dei Paesi in via di sviluppo, non solo per sconfiggere fame e povertà, ma anche per assicurare una generalizzata crescita economica, e dunque pace e stabilità nel mondo».
«Nel momento il numero delle persone che soffrono la fame ha raggiunto un picco storico, vi è il più basso livello di aiuti alimentari mai registrato – ha dichiarato Josette Sheeran, direttrice esecutiva del programma alimentare mondiale dell’Onu – Sappiamo quello che occorre per coprire le necessità urgenti, quello che serve sono le risorse e l’impegno internazionale per farlo».
2 comments Ottobre 14, 2009
Cambiamenti climatici: 25 milioni di bambini malnutriti nel 2050

I CAMBIAMENTI CLIMATICI,
CAUSATI DAL COMPORTAMENTO SCORRETTO DELL’UOMO,
PORTANO A CONSEGUENZE DRAMMATICHE IMMEDIATE PER I PIU’ POVERI,
MA COL TEMPO PER TUTTA L’UMANITA’.
E’ URGENTE PORVI RIMEDIO.
Saranno 25 milioni i bambini malnutriti a causa dei cambiamenti climatici nel 2050. E’ il terribile risultato di uno studio diffuso i giorni scorsi dalla International Food Policy Research Institute (IFPRI).
Lo studio, uno dei più accurati mai fatti, è il frutto di una attenta valutazione globale sugli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare sul loro impatto nei paesi poveri e nei paesi in via di sviluppo. Il rapporto, denominato “Climate Change: Impact on Agriculture and Costs of Adaptation”, prende in esame in particolare il settore agricolo dei Paesi in via di sviluppo e ne evidenzia le lacune, aggravate proprio dal cambiamento climatico globale.
Gerald Nelson, il ricercatore della IFPRI che ha diretto lo studio, parlando alla stampa durante la presentazione del rapporto, ha detto che la già precaria situazione nel settore agricolo dei Paesi in via di sviluppo, sarà ulteriormente aggravata dai cambiamenti climatici producendo un numero altissimo di persone povere che vivono proprio di micro-agricoltura generando così qualcosa come 25 milioni di bambini malnutriti, un numero davvero allarmante considerando che proprio i bambini sono i più vulnerabili.
Secondo Nelson la catastrofe si può ancora evitare a condizione che i grandi donatori internazionali investano almeno 7 miliardi di dollari “supplementari” nei prossimi anni. Nelson evidenzia infatti che i soldi stanziati fino ad oggi per sostenere la micro-agricoltura, settore fondamentale per il sostentamento delle popolazioni povere, non sono sufficienti per bilanciare gli squilibri provocati dai cambiamenti climatici.
Occorrono nuovi sistemi di irrigazione per compensare le sempre più frequenti siccità,
servono nuove infrastrutture per favorire gli scambi commerciali,
nuove strutture di ricerca che implementino colture in grado di resistere alle alte temperature,
un migliore accesso all’acqua potabile,
un sistema di formazione sull’agricoltura per i giovani dei Paesi poveri, soprattutto per le ragazze che sono quelle che più spesso lavorano nei campi, formazione che dovrebbe consentire una maggiore produttività e quindi la garanzia del sostentamento.
Secondo lo studio saranno i paesi dell’Africa Sub-sahariana e quelli dell’Asia Meridionale quelli più colpiti dai cambiamenti climatici, proprio perché sono quelli che basano sull’agricoltura buona parte dell’economia rurale, una economia che garantisce il sostentamento di base a milioni e milioni di persone. Essendo però l’agricoltura particolarmente “meteo-dipendente” è chiaro come i cambiamenti climatici vadano a incidere sulla qualità e sulla quantità della produzione. Una drastica riduzione della quantità di prodotto produrrà immancabilmente effetti devastanti sulla popolazione e in particolare su quella fetta più vulnerabile, i bambini.
Il rapporto evidenzia con chiarezza le linee guida da seguire per evitare l’imminente catastrofe che di fatto è già iniziata. Ora spetta ai grandi donatori internazionali mettere mano al portafoglio per cercare di porre rimedio alle evidenti mancanze evidenziate dallo studio del International Food Policy Research Institute, cercando per una volta di favorire la micro-economia in luogo della tanto cara (a Banca Mondiale) macro-economia.
viasecondoprotocollo.org – Cambiamenti climatici: 25 milioni di bambini malnutriti nel 2050.
15 Ott0bre 2009
Questo articolo è pubblicato per aderire all’iniziativa di BLOG ACTION DAY
Add comment Ottobre 3, 2009
Discorso fatto al Social Forum dell’ONU da Mara Rossi sul tema: ESTREMA POVERTA’ e IMPATTO CRISI FINANZIARIA

Ecco quanto ha detto la Corianese Mara Rossi
“Caro Presidente, la ringrazio per l’ opportunità datami di parlare a questo forum e per la sua leadership. Ringrazio anche gli esperti intervenuti per le loro presentazioni così arricchenti. Mi chiamo Maria Mercedes Rossi e sono la rappresentante qui a Ginevra della Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, una organizzazione basata sulla fede di Riconoscimento Pontificio la cui missione e’ condividere direttamente la vita dei più poveri in diverse forme e rimuovere le cause della povertà ed ingiustizia. Siamo presenti in 27 paesi e 5 continenti.
Per noi, i poveri di cui abbiamo parlato continuamente in questi giorni, hanno nomi, volti, storie tristi e sorrisi bellissimi…Abbiamo detto ripetutamente in questo forum che occorre mettere in atto subito nei vari Stati un sistema di protezione sociale per far fronte alla situazione ed evidenziato gli esempi funzionanti già esistenti.
Si e’ detto che la protezione sociale e’ anche una scelta economicamente valida. Siamo tutti d accordo… ma dobbiamo tenere presente che tale misura e’ solo una risposta ad un bisogno immediato e che la protezione sociale in sé e’ una correzione necessaria al fallimento dell’economia del mercato.
La vera causa profonda che genera nuove povertà e rende sempre più povero chi lo e’ già, e’ il modello economico attuale basato sul liberalismo. Siamo in una società cosi detta del PROFITTO basata sul concetto dell’ “homo economicus” dove ogni cosa ed ognuno e’ commerciabile, dove prevalgono i principi del valere, potere ed avere, dove i poveri, chi non produce, sono un ingombro.
Dobbiamo invece passare a promuovere una società della SOLIDARIETA’ e GIUSTIZIA SOCIALE basata sul principio dei Diritti Umani e sull’ uomo che ha valore in quanto tale e non perché possiede , produce…dove i poveri indicano il giusto passo per la marcia umana. Durante il forum abbiamo sentito numeri terrificanti (un bilione di affamati, 80% della popolazione della terra senza una sicurezza sociale etc. etc.) la presenza di così tanti poveri nel mondo e’ purtroppo l’ indicatore più evidente che la razza umana sta fallendo nel vivere ed agire come FAMIGLIA umana. Abbiamo ripetutamente parlato della soglia dell’ estrema povertà (1-2 dollari al giorno) ma, in realtà, dovremmo parlare di soglia della miseria (c’e'da sfidare chiunque di noi a sopravvivere in tale modo..).
Abbiamo anche parlato di moratoria del debito pubblico (nel senso di una sospensione temporanea del debito per far fronte alla situazione di crisi) ma quello di cui c’e’ bisogno e che dobbiamo continuare a proporre e’ la CANCELLAZIONE TOTALE del debito per quei paesi fortemente indebitati, un debito che va considerato INIQUO.
Dr. Salomon. nella sua chiara ed articolata presentazione ha introdotto il concetto di RIPARAZIONE. Dobbiamo avere il coraggio di chiedere agli Stati Membri la cancellazione totale del debito come forma di riparazione nei confronti di quegli stati impoveriti e di tutti i poveri che non hanno contribuito a provocare la attuale crisi finanziaria e climatica ma che ne portano e subiscono le conseguenze peggiori.
Grazie!”
Add comment Settembre 7, 2009
L’incertezza e la sostenibilità
Alessandro Farulli, dopo aver parlato di come affrontare l’incertezza nell’attuale situazione economica-politica-ecologica, tratta della sostenibilità.
[...] Ed eccoci al punto: «La crescita dei Paesi emergenti è la trasformazione del modo di vivere di un terzo del genere umano: di gente che camminava scalza, che in casa non aveva acqua corrente, elettricità o servizi igienici (…). La crescita dei Paesi ricchi, invece, era largamente fatta di acquisti di cose inutili: precoce sostituzione di beni di consumo durevoli non ancora divenuti inservibili, abiti più utili per mostrarsi alla moda che per vestire gli ignudi, pranzi al ristorante. Tutte cose cui si può in gran parte rinunciare. Ora, dopo la crisi, forze vigorose spingono, giustamente, al mantenimento di una dinamica e al rallentamento dell’altra. Giorni fa abbiamo suggerito che la crescita dei ricchi, fondata sul debito e sulla bolla immobiliare, è destinata a fermarsi o a rallentare fortemente (…). La crescita dei poveri, invece, può e deve continuare perché è sorretta da ampio risparmio, perché è giusto che il benessere si diffonda e perché costituisce un mutamento sociale che difficilmente si interrompe prima di essersi completato».
Da qui la domanda: «È possibile ottenere le due cose insieme? Può funzionare un’economia mondiale in cui le due crescite si disconnettono? Esistono leader in Occidente capaci di dire questa verità ai propri elettori-cittadini? Questa è la sfida per la politica economica nel tempo che ci aspetta. Si tratta di capire sia il modello che renda conciliabili le due dinamiche (un compito per gli economisti) sia il dispositivo attraverso il quale quel modello si possa realizzare (un compito per chi pensa e fa la politica)».
L’ex ministro aggiunge che «sono quesiti nuovi senza risposte pronte» ma mentre è vero che le risposte non sono esattamente pronte, che sia nuovo come quesito proprio non ci trova d’accordo. Il sistema che ha portato alla crisi e al non sviluppo o al limitato sviluppo dei Pesi cosiddetti proprio in via di sviluppo viene criticato da tempo, ma che si è opposto non è stato ascoltato. Esistono leader in grado di dire questa verità ai propri cittadini-elettori? Sì, Obama ne è buon esempio e nonostante le critiche possibili, qualche ritardo nelle promesse fatte e alcuni compromessi forse troppo al ribasso, sta almeno mandando questo messaggio.
Certo gli Usa sono ancora un Paese largamente imperialista, ma qualcosa sta cambiando davvero. Anche la politica interna del governo a Stelle e Strisce lo dimostra se persino Paul Krugman, molto critico nei confronti di Obama nelle scorse settimane e mesi, oggi (vedi Repubblica) gli riconosce dei gran meriti per aver frenato la caduta dell’economia americana e pone inoltre una pietra tombale sul reganismo: «Aveva torto: talvolta il problema è il privato e il governo è la soluzione».
«In altre parole – aggiunge – ciascun livello di governo nazionale è insufficiente di fronte alla dimensione del problema e quindi, se non c’è un “gioco cooperativo” che porti a unire le forze di ciascun governo, i provvedimenti adottati avranno efficacia ridotta il cui integrale diventerà significativo solo molto lentamente».
Questa terza ipotesi a noi piace perché allude alla governace globale che noi da tempo indichiamo come una possibile soluzione alla altrettanto globale crisi ecologica-economica-sociale. Le altre non rispondono che in parte alle enormi problematiche globali – compresa l’eccessiva finanziarizzazione dell’economia di cui non ci sembra se ne parli abbastanza – con conseguenze tragiche, appare evidente, oltre ovviamente sull’occupazione nei paesi occidentali in primis su paesi in via di sviluppo. Le cui materie prime fanno sempre più gola al mondo intero e saranno sempre più causa dei conflitti futuri, oltre al fatto che questi paesi saranno pure quelli che subiranno per primi i cambiamenti climatici.
Il quadro lo ha chiarito assai bene Tommaso Padoa-Schioppa nell’editoriale di ieri “Economia e politica due nuovi quesiti” sul Corriere della Sera ragionando sulla crisi e la sua eredità: «L’espansione economica pre-2007 non ha antecedenti nella storia contemporanea perché è la somma di due dinamiche: la grande crescita degli Stati Uniti e di altri Paesi ricchi, e lo stupefacente decollo di molte economie povere, Cina e India in particolare. Le due dinamiche erano fortemente connesse e hanno a lungo vissuto l’una dell’altra. Molti dei beni acquistati dai ricchi erano prodotti dai poveri, i quali li cedevano a credito. La finanza riconnetteva il tutto su scala mondiale. Questo tempo di vacche grasse (che tuttavia non ha saputo trarre circa un miliardo di esseri umani affamati dall’orlo della morte per denutrizione o per malattie curabili) finisce nel 2007 – aggiunge – e difficilmente tornerà. Il tempo che verrà lo conosciamo poco e deve essere ancora plasmato. Tuttavia, sappiamo quanto diverse fossero le due dinamiche e, di conseguenza, siano oggi le due uscite dalla crisi».
Siamo all’alba (speriamo) di un nuovo paradigma economico – è la nostra riposta ai due nuovi (non tanto) quesiti posti da Padoa-Schioppa – fondante e fondato sull’economia ecologica. Sulla riduzione dell’impatto antropico e quindi dei flussi di materia e di energia. Che valorizzi la biodiversità, anche degli esseri umani (Obama ne è un esempio vivente), che non dissipi le risorse naturali. Un nuovo mondo, una nuova economia con i piedi per terra a servizio dell’uomo che ridistribuisca la ricchezza davvero e che non renda più una parte (molto grande del mondo) la fonte di approvvigionamento e la discarica dell’altra (molto piccola e piuttosto ipocrita). Puntare sulle energie rinnovabili invece che sul carbone o sul petrolio e sul nucleare significa proprio questo: aggirare uno dei motivi (l’energia) per i quali si stanno combattendo e si combatteranno le guerre sul pianeta. Nell’incertezza dei tempi teniamo dunque aperto verso la strada della sostenibilità. [...]
viaL’incertezza e la sostenibilità.
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=553
Add comment Agosto 13, 2009
“Un mondo senza povertà”
Alcuni mesi fa ho letto il libro “Un mondo senza povertà” di Muhammad Yunus.
Lo scrittore, oltre ad esporre teoricamente i problemi della povertà, i suoi progetti e i programmi, tratta anche il modo in cui concretamente realizzare e sperimentare il successo degli ideali.
Apprezzo Yunus per la sua umiltà e disponibilità a riprogrammare, rivedere, ammettere errori e imperfezioni per migliorare sempre.
Condivido con lui l’idea che in tutte le persone c’è un fondo di bontà, il desiderio di fare qualcosa di buono e di aiutare chi ha bisogno.
Ma ci sono dei modi sbagliati di intervenire nelle situazioni di necessità: spesso le offerte in denaro o generi di prima necessità seguono un percorso che fatica a giungere a destinazione. Corruzione o problemi burocratici rallentano o annullano tali iniziative.
Inoltre l’elemosina e la carità, pur essendo l’unico mezzo di aiuto in alcune situazioni di emergenza, normalmente creano dipendenza; possono sfamare e risolvere un problema solo per poco tempo, per cui occorre continuare sempre ad offrire.
E in chi riceve spesso non viene stimolata l’iniziativa personale per uscire dalla sua situazione di povertà.
Invece con il microcredito e il business sociale le persone si sentono coinvolte in prima persona. Inolte il business sociale permette di allargare sempre più le iniziative a favore di altre persone.
A me piace anche la convinzione di Yunus che, in questo mondo occidentale, dove i giovani sono sempre meno coinvolti, sempre più assenti nella vita sociale e politica dei paesi, si possa trovare motivo di pieno coinvolgimento , passione e dedizione a cause universali quali sono quelle della povertà e salvaguardia del Pianeta, che riempiono di significato la vita.
Ciò mi convince della grande importanza che ha l’educazione, come Yunus sostiene. Ma se lui intende rivolgersi ai ragazzi di scuole superiori e università, io sono del parere che non sarebbe male cominciare anche prima; anche se non c’è la consapevolezza dell’adulto, tuttavia la mente del bambino non è asettica. Sono convinta che un tipo di percorso con le modalità adeguate all’età, si può e si deve iniziare anche nella scuola primaria.
Le proposte di Yunus interessano tutti, non riguardano solo i politici, quelli che decidono le sorti del mondo, ma anche il più semplice cittadino, anche la persona senza cultura, senza istruzione.
Chiunque può chiedersi: io posso fare qualcosa?
E la risposta è prima di tutto nello stile di vita: quanto spreco? Quanto mi è indispensabile?
Poi nel proprio ambito lavorativo e sociale: cosa posso dire e fare?
E, se sono chiamato a sostenere progetti politici, so difendere le scelte umanitarie? Le scelte in cui siano coinvolti i più poveri? E le scelte per la salvaguardia dell’ambiente?
Un altro suggerimento concreto per tutti è quello che lo scrittore chiama “Tribuna per l’azione nel sociale”. Si tratta di mettersi insieme, anche solo tre persone, per organizzarsi e risolvere un problema sociale, che può essere anche locale. Yunus indica anche i particolari per come procedere in tale iniziativa: programmazione, azione, verifica, riadattamento.
Quello che dà pensiero e preoccupazione a Yunus è la domanda che si pone: come fare a coniugare progresso tecnologico e uscita dalla povertà? Ora il progresso sembra l’unica strada per eliminare la povertà. Purtroppo però lo sfruttamento delle risorse del Pianeta e l’ inquinamento ambientale porteranno invece a problemi sempre più grandi per l’umanità.
Non dà una ricetta Yunus, ma la fede nella capacità creativa delle persone che lavorano nel business sociale lo fa sperare che molti uniscano le loro energie per studiare e concretizzare interventi positivi per tutti.
Per quanto detto sopra, per me questo libro può diventare un trampolino di lancio verso l’avventura che Yunus propone: UN MONDO SENZA POVERTA’, che si traduce in un impegno individuale e sociale, per lasciare ai nostri figli un mondo migliore.
1 comment Luglio 27, 2009
AIDS: intervenire subito o conseguenze drammatiche

20/07/2009 Città del Capo/Roma
[...] La riduzione dei fondi per l’HIV/AIDS e l’alto costo dei nuovi farmaci, pone a rischio la vita di migliaia di pazienti.
Secondo Medici Senza Frontiere MSF – presente alla “Quinta Conferenza della Società Internazionale Aids” in corso in Sud Africa in questi giorni – rischiano di morire i pazienti di AIDS che hanno bisogno di un nuovo trattamento.
Mentre l’accesso ai trattamenti antiretrovirali per 7 milioni di persone non ha ancora una risposta adeguata, la scarsità di finanziamenti ora minaccia ulteriormente l’estensione dei trattamenti su vasta scala.
Attualmente, più di 3 milioni di persone malate di HIV/AIDS nei paesi in via di sviluppo ricevono la terapia antiretrovirale.
Si stima che 7 milioni di persone che hanno bisogno del trattamento sono in attesa di avere accesso alle cure.
MSF ha programmi per il trattamento di HIV/AIDS in 30 paesi del mondo e fornisce trattamenti antiretrovirali a più di 140mila pazienti, fra adulti sieropositivi e bambini. [...]
viaAIDS, occorre intervenire subito o le conseguenze saranno drammatiche | Medici Senza Frontiere.
Add comment Luglio 23, 2009
Consumare carne fa male a noi, all’ambiente e a chi soffre la fame

Scrive il dottor Veronesi:
[...] Nella buona alimentazione, caposaldo della prevenzione, devono entrare molti vegetali e poca o nulla carne. Io sono un vegetariano convinto per ragioni etiche (non mi va di soddisfare la gola a spese del dolore e della morte di altri animali), ma nel fare queste affermazioni mi baso su ragioni scientifiche più che accertate. Noi siamo circondati da sostanze inquinanti, che la sensibilità collettiva ritiene ormai un rischio per la nostra vita. Sono sostanze nocive se le respiriamo, ma lo sono molto di più se le ingeriamo. Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa situazione, perché dall’atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi sull’erba che, mangiata dal bestiame, si accumulano nei suoi depositi adiposi, e infine arrivano sul nostro piatto quando mangiamo la carne.
In un mondo che ha fame, il consumo di carne costituisce uno spreco economico enorme, e l’ascoltato economista e sociologo Jeremy Rifkin ne ha dato una dimostrazione in cifre: se nel mondo ci sono 800 milioni di persone che soffrono la fame è perché gran parte del terreno coltivabile viene dedicato a farvi nascere foraggio e cibo per gli animali da carne. Ogni anno sono destinati a bovini, ovini, suini e polli circa 150 milioni di tonnellate di cereali. Con uno spreco finale enorme, perché se facciamo un bilancio tra quanto nutrimento s’impiega per allevare un animale da carne e quanta resa se ne ha ai fini dell’alimentazione umana, vediamo che il conto non torna. È molto più conveniente impiegare direttamente nell’alimentazione umana un chilo di cereali (può nutrire più persone in un giorno, e non ha sprechi) che impiegarne la stessa quantità per nutrire un animale da macello.
Non è vero che la carne è necessaria al nostro sostentamento. Non solo i vegetali ci mettono a disposizione tutto quanto occorre alla vita, ma in essi si trovano anche le proteine, contrariamente a quanto la gente crede. Del resto, in termini evoluzionistici l’uomo discende dalla scimmia, è un primate. Proprio la recentissima mappatura del genoma ci ha permesso la prova scientifica dell’intuizione di Darwin. Il 99 per cento del nostro Dna è esattamente identico a quello dello scimpanzé, e noi siamo uguali a lui per le nostre funzioni di ogni tipo. Abbiamo in più il gene del linguaggio, e questo ci differenzia. Senza linguaggio non c’è civiltà, come senza la scrittura non ci sarebbe la storia del genere umano. Per il resto, il nostro metabolismo è quello dei primati, che non sono carnivori e che si nutrono di bacche, cereali, legumi, frutti.
Il nostro organismo, come quello delle scimmie, è programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci indebolirebbe certamente: pensiamo alla potenza fisica del gorilla. E pensiamo al neonato, che nei primi mesi quadruplica il suo peso nutrendosi solo di latte. Non solo una dieta di frutta e verdura ci farebbe bene, ma servirebbe proprio a tenere lontane le malattie. Solo tre anni fa, il Rapporto dell’Organizzazione mondiale della Sanità sulla salute nel mondo attribuiva a un insufficiente consumo di frutta e legumi quasi tre milioni di decessi.” [...]
Add comment Luglio 17, 2009

