Catastrofe ad Haiti: quale solidarietà?!

Il terremoto ha provocato decine di migliaia di vittime, tra cui molti bambini, e ha messo letteralmente in ginocchio la prima repubblica nera del mondo. Nel 1804, infatti, gli haitiani – colonizzati prima dalla Spagna e poi dalla Francia – si liberarono dalla schiavitù e dichiararono la propria indipendenza.

Ovviamente la solidarietà alle persone colpite da una tragedia del genere e la partecipazione alle loro difficoltà sono doverose, urgenti e naturali. Purtroppo in questi casi, specialmente in paesi poveri, la mancanza di prevenzione, la disorganizzazione, ed altri fattori, non solo non consentono di limitare i danni, ma li accentuano e li moltiplicano in modo impressionante. Ad es., per la disorganizzazione e l’impossibilità di far atterrare gli aerei con i soccorsi, ad Haiti è diventato addirittura difficile far arrivare gli aiuti o subiscono forti ritardi.

Di fronte ad una tale catastrofe e ad altre del genere che si verificano spesso sul nostro pianeta, occorrerebbe anche guardare oltre e, per quanto umanamente possibile, cercare di prevenire e prevedere con piani di emergenza adeguati… Questo vale, ovviamente, per le autorità locali, ma, in un mondo sempre più globalizzato, quanto sarebbero di aiuto delle “unità di crisi” con competenze, mezzi e organizzazione mondiale?

Queste,  oltre ad essere molto utili per l’organizzazione e l’ottimizzazione dei soccorsi a livello globale, potrebbero sensibilizzare, spingere alla prevenzione e preparare piani preventivi di intervento in relazione a tutte le situazioni e zone di maggiore rischio.

Certamente sono le autorità locali a doversi dotare in primo luogo di “unità di crisi”, ma, sia perché non lo hanno fatto, sia perché non di rado le calamità superano le disponibilità locali, sia perché le catastrofi sono di portata eccezionale, sia perché esistono pericoli che possono interessare vaste zone o l’intero pianeta, come, ad es. problemi a reattori nucleari (vedi Cernobyl) o di inquinamento dell’aria, dei mari e degli oceani, è necessario ed urgente costituire delle “unità di crisi” efficienti ed adeguate a livello globale. Non si può più considerare civile che ad ogni catastrofe ci si affidi quasi esclusivamente ad un mondo, pur altamente meritevole, di donazioni improvvisato e disorganizzato…. Le Unità di crisi dell’ONU evidentemente non sono adeguate.

1 comment gennaio 17, 2010

IL GRATTACIELO DI DUBAI E IL FALLIMENTO SOCIALE

Il grattacielo di Dubai è l’edificio più alto del mondo.

Paradossalmente questa meraviglia della tecnologia, dell’ingegno e dell’opera congiunta e combinata di molte professionalità e di ingenti capitali, che può essere considerata il simbolo del progresso e delle capacità umana, rappresenta anche la dimensione del fallimento sociale dell’umanità.

Infatti, di fronte al simbolo di quello che l’uomo è capace di realizzare, di quanti e quali problemi è in grado di risolvere, di quanti mezzi e di quanti capitali sia in grado di impiegare, la condizione di estrema miseria di gran parte della popolazione dei paesi poveri sembra un problema irrisolvibile.

Quest’opera spettacolare ci ricorda ed evidenzia che se si volesse realmente si troverebbero i mezzi e i modi per affrontare seriamente i problemi della fame, delle malattie e del sottosviluppo di tanti popoli.

Non si tratta di fare l’elemosina o di dare qualche aiuto in più ma di risolvere alla radice le cause che portano a questa situazione.

Una condizione di sufficiente benessere comune, oltre che un diritto, sarebbe anche un enorme arricchimento di tutto il genere umano

Add comment gennaio 4, 2010

Rimpatri forzati della popolazione Hmong

rifugiati Hmong

MSF esprime profonda preoccupazione per i rimpatri forzati della popolazione Hmong verso il Laos da parte del governo tailandese

30/12/2009

L’espulsione di 4 000 Hmong, fuggiti dal Laos per cercare rifugio in Tailandia, avvenuta lunedì scorso, è il risultato di un accordo tra il governo tailandese e quello del Laos siglato nel maggio 2007.

Entrambi i governi hanno riaffermato la loro determinazione a rimpatriare tutti gli Hmong in Laos entro la fine del 2009.

Il governo tailandese si rifiuta di riconoscere il campo di Hmong in Huai Nam Khao come campo rifugiati e non considera il rimpatrio degli immigrati irregolari come una violazione del diritto internazionale.

viaMedici Senza Frontiere esprime profonda preoccupazione per i rimpatri forzati della popolazione Hmong | Medici Senza Frontiere.

Add comment gennaio 1, 2010

Un libro interessante!

Ho trascritto solo alcuni commenti al libro, ma veramente il post è tutto interessante: fa un’analisi seria e ben articolata della situazione politico-economica attuale e delle possibili soluzioni ai gravi problemi che attanagliano il nostro mondo.

[...] negli ultimi anni si sono sviluppati molti servizi innovativi nel campo delle piccole assicurazioni (sanitarie, sui beni, sulla vita, ecc.) e della “microfinanza”, di cui l’esempio più famoso è la Grameen Bank del premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus, che ha dimostrato che prestare denaro ai poveri non è rischioso. Nel 98 per cento dei casi i prestiti vengono restituiti (p. 206). Tra le altre cose non è vero che le popolazioni affamate desiderano il nostro cibo: spesso “preferiscono denaro contante, perché permette loro di prendere decisioni riguardo al modo migliore di migliorare la propria situazione: cosa e dove investire e consumare”, cioè nei mezzi di produzione e nei cibi più adatti a loro (p. 196). Purtroppo i donatori per espletare il loro “aiuto condizionato” impongono l’acquisto di beni e servizi inappropriati che possono costare fino al 30 per cento del progetto, senza calcolare i costi di progettazione, implementazione e monitoraggio che possono ammontare a un buon 20 per cento dell’aiuto finanziario totale (p. 333).

Dopotutto il nocciolo della questione è la mancanza di controllo e di responsabilità sull’esito dei progetti “umanitari” che vengono calati dall’altro di asettici uffici di burocrati malamente prezzolati (William Easterly, I disastri dell’uomo bianco. Perché gli aiuti dell’Occidente al resto del mondo hanno fatto più male che bene, 2007). Inoltre, se le donne sono escluse dai lavori di alto livello, metà del talento umano è sprecato. Se la banche si rifiutato di prestare denaro a persone capaci e povere, vengono sprecate delle opportunità economiche. E una madre povera può compromettere la vita di tutti i suoi figli (p. 6). Del resto l’eccessiva disuguaglianza sociale ed economica favorisce l’insorgenza di pericolosi conflitti civili, e “una soluzione negoziata incompleta può ridurre la sofferenza umana temporaneamente, ma può condannare un Paese ad una instabilità prolungata” come è avvenuto in Kosovo (p. 96).

… questo libro racconta una società civile che si ritrova ad operare in un pianeta sempre più affollato e depredato.

E la messa al bando delle mine antiuomo a livello mondiale, la campagna per l’affermazione per i diritti delle donne in Marocco con l’istituzione del nuovo Codice della Famiglia islamico (p. 64) e la rivolta contro la privatizzazione dell’acqua in Bolivia (p. 31) sono alcuni dei successi più importanti da segnalare.

Dunque non ci sono dubbi che un gruppo di cittadini impegnati possa cambiare il mondo e in effetti è l’unico modo in cui il mondo è cambiato finora (Margaret Mead). Ma forse il grande problema della società industriale globale consiste nel fatto che “il progresso tecnologico è come un’ascia nelle mani di un criminale patologico” (Albert Einstein). Infine mi sembra giusto terminare riportando due testimonianze femminili dalla prima linea del fronte: “Gli uomini armati hanno rubato le terre della gente, le loro case, i loro figli e hanno obbligato le figlie a sposarli. Hanno preso il sangue del Paese” (donna afghana); “Prima che si formasse l’organizzazione, non sapevamo niente ed eravamo completamente ignoranti. L’organizzazione ci ha infuso una nuova anima” (donna pakistana).

Note – 1) “Possiamo implorare disperatamente perché il tempo si fermi mentre passa, ma il tempo è sordo a ogni supplica e va avanti velocemente. Sulle ossa sbiancate e sui resti disordinati di molte civiltà stanno scritte le tristi parole: troppo tardi” (Martin Luther King); 2) “L’unica strada è che l’Africa guidi il proprio autobus e che l’autista e i passeggeri siano completamente d’accordo sulla direzione di marcia. Ciò detto, abbiamo bisogno di aiuto per riempire il serbatoio” (ex ministro delle Finanze eritreo, p. 348); 3) Ucodep (www.ucodep.org) è il partner italiano di Oxam; 4) La prima causa di morte nel mondo è il tabacco, a cui seguono la denutrizione, l’obesità (!) e l’inquinamento (Tabella a p. 192). Alla faccia dell’anidride carbonica!

viaLa lotteria della nascita: dalla povertà al potere – AgoraVox Italia.

Add comment dicembre 30, 2009

Fame: non c’é cibo o non hanno cibo?

Anch’io, come nel post seguente, condivido la tesi che il cibo ci sia sufficiente a sfamare l’umanità, ma che sia necessario cambiare le regole di distribuzione a livello globale.

[... ] La fame è la caratteristica per la quale le persone non hanno abbastanza cibo.

Non è la caratteristica per la quale non c’è abbastanza cibo da mangiare.

Se la seconda può essere causa della prima, è soltanto una fra le tante possibili cause.

Se e come la fame sia connessa alle scorte alimentari è una questione di indagine fattuale (Sen 1982).

Proprio nella prospettiva dell’indagine fattuale di Sen, il rapporto dell’IAASTD (International assessment of agriculture science and technology for development) incoraggia una maggiore responsabilità pubblica dei governi locali (la cosiddetta public accountability), in modo da assicurare che le loro politiche siano costantemente guidate dalla necessità di alleviare denutrizione e malnutrizione mediante una maggiore equità distributiva, e la costruzione di una maggiore resilienza delle fasce di popolazione più fragili di fronte alle sollecitazioni politiche e ambientali.

Le conclusioni del rapporto riconoscono chiaramente che la liberalizzazione del mercato ha un impatto negativo sui più vulnerabili e invocano un dibattito aperto sulle politiche agroalimentari globali.

Il settore dei coltivatori di piccola scala nei paesi in via di sviluppo più poveri è perdente nella maggior parte degli scenari di liberalizzazione del commercio proposti per far fronte alla questione della crisi alimentare. (IAASTD 2008 Key Finding 17)

Si tratta dunque di attuare un cambiamento di paradigma verso politiche che non siano focalizzate più primariamente sugli aiuti alimentari e sulle soluzioni tecnologiche per aumentare la produzione globale, ma che riconsiderino il ruolo politico, economico, sociale ed ambientale dei cicli produttivi locali. [...]

viaDemocrazia 2.0 » Blog Archive » Verso una democrazia alimentare globale.

Add comment dicembre 6, 2009

«La lotta all’Aids in Africa si fa con acqua pulita e cibo»

Aldo Morrone, direttore dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà di Roma. E’ rientrato in queste ore dall’Etiopia, dove il suo istituto lavora da oltre vent’anni con le autorità di Mekele, nel Tigray, per il contrasto alle principali malattie dell’area,  inclusa Sida (sindrome da immunodeficienza acquisita).

Aldo Morrone invita a riflettere in particolare sulla denutrizione grave, e il modo in cui indebolisce il corpo predisponendolo alle infezioni.

«In gravidanza un feto è in grado di trarre dalla madre tutte le sostanze di cui ha bisogno, anche a detrimento della donna; ma se la madre è in condizioni di denutrizione grave, il bambino nasce gravemente sottopeso e già affamato» dice Morrone, riferendo di casi frequenti giunti all’ospedale di Mekele.

«In queste condizioni, la terapia antiretrovirale per impedire la trasmissione del virus da madre a figlio non è molto efficace, inoltre i neonati denutriti, dal sistema immunitario così debole, sviluppano in poco tempo la malattia conclamata».

La strada terapeutica, dice il medico, deve prima passare per aspetti fondamentali come ristabilire nella madre un peso corporeo adeguato: «Insomma, darle da mangiare» dice Morrone, che sottolinea anche l’impossibilità di curare un corpo troppo denutrito.

«Sida, tubercolosi e malaria – continua Morrone – sono tutte malattie che si curano con complessi di più medicinali, una polichemioterapia i cui effetti collaterali possono essere sostenuti e smaltiti dal metabolismo epatico di un fisico con una sufficiente alimentazione, ma in un corpo denutrito possono diventare mortali; anche in questo caso, la prima cosa da fare è nutrire i pazienti a lungo, prima di cominciare qualunque terapia».

Secondo lo specialista, ogni ricerca e ogni soluzione terapeutica va applicata secondo l’ambiente in cui la malattia ha luogo: la denutrizione, per la sua capacità di indebolire il sistema immunitario, e la mancanza di acqua potabile, sono gli aspetti strutturali risolvendo i quali si darebbe un enorme impulso alla lotta contro le malattie nell’Africa Subsahariana, dove – fa un esempio Morrone – due milioni di bambini muoiono ogni anno di dissenteria: «Quanto la Sida, la tubercolosi e la malaria messi insieme.

Morti odiose perché si potrebbero evitare non con costosi farmaci ma con un bicchiere d’acqua pulita, mezzo cucchiaio di sale e un cucchiaino di zucchero, per contrastare la disidratazione».

viaCarta | Aldo Morrone: «La lotta all’Aids in Africa si fa con acqua pulita e cibo».

Add comment dicembre 1, 2009

Ogni giorno una strage cui nessuno dà risposte

OGNI GIORNO UNA STRAGE CUI NESSUNO DÀ RISPOSTE«In Italia», ha denunciato l’Unicef, «tra le promesse non rispettate figurano la

* mancata istituzione del Garante nazionale per l’infanzia,

* i tagli alla Cooperazione e il Piano nazionale per l’infanzia, più volte annunciato e ancora non approvato».

Ogni giorno è una strage.

E nessuno ne parla.

Anzi, sembra vada bene così.

I potenti della Terra, infatti, hanno snobbato la Conferenza mondiale della Fao, a Roma.

Eppure, ogni giorno, 17 mila bambini muoiono di fame.

Basterebbero 44 miliardi di dollari per debellarla. Poco più di niente per le grandi nazioni.

Però nessuno tira fuori i soldi.

Dicono che c’è la crisi. Ma la stessa ragione non vale per le banche, che hanno ripreso a trafficare con la “finanza creativa”.

viaFamiglia Cristiana n. 48 del 29-11-2009 – Ogni giorno una strage cui nessuno dà risposte.

Add comment dicembre 1, 2009

20 anni dei diritti dell’infanzia – rapporto Unicef

Il numero di decessi di bambini sotto i cinque anni è diminuito tra il 1990 e il 2008, di circa 3 milioni e mezzo. Grazie a programmi estesi di vaccinazione, malattie come la poliomielite sono vicine all’eradicazione. Ridotto anche l’impatto di malattie come la malaria. Sono solo alcuni dei punti espressi dallo speciale rapporto redatto dall’Unicef, per i 20 anni di azione della Convezione per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nonostante i dati incoraggianti, l’Africa subsahariana continua tuttavia a rimanere indietro rispetto a tutti gli indicatori.
È di oggi infatti l’allarme, lanciato dalle stesse Nazioni Unite, sull’impiego di lavoro minorile nella Repubblica Democratica del Congo. 43.000 i minori impiegati nelle sole miniere.

Al fenomeno dei piccoli lavoratori si aggiunge poi quello dei bambini sfollati, centomila secondo le stime dell’Onu, a cui vengono spesso negati diritti fondamentali tra cui quelli all’istruzione e alla salute.

L’Unicef stima che siano 150 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni impegnati nel lavoro.

A dover affrontare le maggiori sfide sono però i bambini africani.

L’Africa subsahariana continua a detenere il triste record sulla mortalità infantile, con un tasso di mortalità, per i bambini sotto i cinque anni, pari a 144 per 1000 nati vivi nel 2008.

Numerosi anche i matrimoni precoci: circa il 39% del totale celebrati nel continente, mentre la nascita di due bambini su tre non viene registrata. L’alto numero di “bambini invisibili” sembrerebbe essere dovuto, in Africa, soprattutto alle difficoltà di accesso ai centri abitati, sparsi nelle campagne. Le percentuali diminuiscono, invece, quando si tratta delle aree metropolitane.

Add comment novembre 22, 2009

secondoprotocollo.org – Meno soldi alla FAO e più risorse alle ONG. Così si combatte veramente la fame

secondoprotocollo.org – Meno soldi alla FAO e più risorse alle ONG. Così si combatte veramente la fame.

Non conoscevo questi dati. Se la verità è questa è a dir poco scandalosa e offensiva per i poveri.

Quando, in questi giorni,  ho sentito al telegiornale che il presidente della FAO, Jacques Diouf,  stava facendo lo sciopero della fame per sensibilizzare gli Stati al vertice internazionale di Roma per i problemi della fame nel mondo, ho provato ammirazione per lui e dentro di me speravo che venisse ascoltato. Ora, leggendo queste informazioni e guardando il video, mi chiedo: ma è possibile che Diouf non sia consapevole dell’inutilità della struttura della FAO? E perché allora si sacrifica anche per ottenere quello che crede giusto?

Si potrebbe proporre un cambiamento radicale dell’ONU intero? O si dovrebbe proprio eliminarlo per far posto a qualcosa di completamente nuovo?

Se c’è un motivo per cui ha comunque senso che si continui così, ci venga almeno spiegato!

Maria Conti

Add comment novembre 18, 2009

Il vertice sulla sicurezza alimentare della FAO a Roma rischia di fallire se i governi continueranno a spendere poco per lottare contro la malnutrizione infantile

vertice faoIl vertice sulla sicurezza alimentare della FAO a Roma rischia di fallire se i governi continueranno a spendere poco per lottare contro la malnutrizione infantile.

I fondi stanziati dai paesi ricchi per combattere la malnutrizione sono rimasti invariati per sette anni, secondo un rapporto presentato oggi a Roma da Medici Senza Frontiere MSF.11/11/2009Roma – Questi fondi equivalgono solamente al 3% di quanto sarebbe necessario per evitare che ogni anno tra i 3,5 e i 5 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiano per cause legate alla malnutrizione.

Il rapporto “Malnutrizione: quanto è stato speso? Un’analisi dei flussi finanziari a sostegno della lotta alla malnutrizione tra il 2004 e il 2007”, mostra inoltre l’entità degli sprechi nel sistema degli aiuti alimentari.

Secondo MSF, molti dei buchi nei finanziamenti potrebbero essere riempiti semplicemente riallocando i fondi esistenti a favore dei gruppi più vulnerabili, i bambini sotto i cinque anni. Il rapporto, presentato a una settimana dal Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare a Roma, analizza come siano mancati i finanziamenti per uno sforzo globale per prevenire la malnutrizione infantile – che può portare a invalidità permanenti o alla morte.

I paesi ricchi spendono solamente 350 milioni di dollari all’anno, mentre la Banca Mondiale stima necessaria una spesa annuale di 12,5 miliardi di dollari per combattere in maniera adeguata la malnutrizione in 36 paesi gravemente colpiti …

viaIl vertice sulla sicurezza alimentare della FAO a Roma rischia di fallire se i governi continueranno a spendere poco per lottare contro la malnutrizione infantile | Medici Senza Frontiere.

Add comment novembre 12, 2009

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