«La lotta all’Aids in Africa si fa con acqua pulita e cibo»

Aldo Morrone, direttore dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà di Roma. E’ rientrato in queste ore dall’Etiopia, dove il suo istituto lavora da oltre vent’anni con le autorità di Mekele, nel Tigray, per il contrasto alle principali malattie dell’area,  inclusa Sida (sindrome da immunodeficienza acquisita).

Aldo Morrone invita a riflettere in particolare sulla denutrizione grave, e il modo in cui indebolisce il corpo predisponendolo alle infezioni.

«In gravidanza un feto è in grado di trarre dalla madre tutte le sostanze di cui ha bisogno, anche a detrimento della donna; ma se la madre è in condizioni di denutrizione grave, il bambino nasce gravemente sottopeso e già affamato» dice Morrone, riferendo di casi frequenti giunti all’ospedale di Mekele.

«In queste condizioni, la terapia antiretrovirale per impedire la trasmissione del virus da madre a figlio non è molto efficace, inoltre i neonati denutriti, dal sistema immunitario così debole, sviluppano in poco tempo la malattia conclamata».

La strada terapeutica, dice il medico, deve prima passare per aspetti fondamentali come ristabilire nella madre un peso corporeo adeguato: «Insomma, darle da mangiare» dice Morrone, che sottolinea anche l’impossibilità di curare un corpo troppo denutrito.

«Sida, tubercolosi e malaria – continua Morrone – sono tutte malattie che si curano con complessi di più medicinali, una polichemioterapia i cui effetti collaterali possono essere sostenuti e smaltiti dal metabolismo epatico di un fisico con una sufficiente alimentazione, ma in un corpo denutrito possono diventare mortali; anche in questo caso, la prima cosa da fare è nutrire i pazienti a lungo, prima di cominciare qualunque terapia».

Secondo lo specialista, ogni ricerca e ogni soluzione terapeutica va applicata secondo l’ambiente in cui la malattia ha luogo: la denutrizione, per la sua capacità di indebolire il sistema immunitario, e la mancanza di acqua potabile, sono gli aspetti strutturali risolvendo i quali si darebbe un enorme impulso alla lotta contro le malattie nell’Africa Subsahariana, dove – fa un esempio Morrone – due milioni di bambini muoiono ogni anno di dissenteria: «Quanto la Sida, la tubercolosi e la malaria messi insieme.

Morti odiose perché si potrebbero evitare non con costosi farmaci ma con un bicchiere d’acqua pulita, mezzo cucchiaio di sale e un cucchiaino di zucchero, per contrastare la disidratazione».

viaCarta | Aldo Morrone: «La lotta all’Aids in Africa si fa con acqua pulita e cibo».

Add comment Dicembre 1, 2009

Ogni giorno una strage cui nessuno dà risposte

OGNI GIORNO UNA STRAGE CUI NESSUNO DÀ RISPOSTE«In Italia», ha denunciato l’Unicef, «tra le promesse non rispettate figurano la

* mancata istituzione del Garante nazionale per l’infanzia,

* i tagli alla Cooperazione e il Piano nazionale per l’infanzia, più volte annunciato e ancora non approvato».

Ogni giorno è una strage.

E nessuno ne parla.

Anzi, sembra vada bene così.

I potenti della Terra, infatti, hanno snobbato la Conferenza mondiale della Fao, a Roma.

Eppure, ogni giorno, 17 mila bambini muoiono di fame.

Basterebbero 44 miliardi di dollari per debellarla. Poco più di niente per le grandi nazioni.

Però nessuno tira fuori i soldi.

Dicono che c’è la crisi. Ma la stessa ragione non vale per le banche, che hanno ripreso a trafficare con la “finanza creativa”.

viaFamiglia Cristiana n. 48 del 29-11-2009 – Ogni giorno una strage cui nessuno dà risposte.

Add comment Dicembre 1, 2009

20 anni dei diritti dell’infanzia – rapporto Unicef

Il numero di decessi di bambini sotto i cinque anni è diminuito tra il 1990 e il 2008, di circa 3 milioni e mezzo. Grazie a programmi estesi di vaccinazione, malattie come la poliomielite sono vicine all’eradicazione. Ridotto anche l’impatto di malattie come la malaria. Sono solo alcuni dei punti espressi dallo speciale rapporto redatto dall’Unicef, per i 20 anni di azione della Convezione per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nonostante i dati incoraggianti, l’Africa subsahariana continua tuttavia a rimanere indietro rispetto a tutti gli indicatori.
È di oggi infatti l’allarme, lanciato dalle stesse Nazioni Unite, sull’impiego di lavoro minorile nella Repubblica Democratica del Congo. 43.000 i minori impiegati nelle sole miniere.

Al fenomeno dei piccoli lavoratori si aggiunge poi quello dei bambini sfollati, centomila secondo le stime dell’Onu, a cui vengono spesso negati diritti fondamentali tra cui quelli all’istruzione e alla salute.

L’Unicef stima che siano 150 milioni i bambini tra i 5 e i 14 anni impegnati nel lavoro.

A dover affrontare le maggiori sfide sono però i bambini africani.

L’Africa subsahariana continua a detenere il triste record sulla mortalità infantile, con un tasso di mortalità, per i bambini sotto i cinque anni, pari a 144 per 1000 nati vivi nel 2008.

Numerosi anche i matrimoni precoci: circa il 39% del totale celebrati nel continente, mentre la nascita di due bambini su tre non viene registrata. L’alto numero di “bambini invisibili” sembrerebbe essere dovuto, in Africa, soprattutto alle difficoltà di accesso ai centri abitati, sparsi nelle campagne. Le percentuali diminuiscono, invece, quando si tratta delle aree metropolitane.

Add comment Novembre 22, 2009

secondoprotocollo.org – Meno soldi alla FAO e più risorse alle ONG. Così si combatte veramente la fame

secondoprotocollo.org – Meno soldi alla FAO e più risorse alle ONG. Così si combatte veramente la fame.

Non conoscevo questi dati. Se la verità è questa è a dir poco scandalosa e offensiva per i poveri.

Quando, in questi giorni,  ho sentito al telegiornale che il presidente della FAO, Jacques Diouf,  stava facendo lo sciopero della fame per sensibilizzare gli Stati al vertice internazionale di Roma per i problemi della fame nel mondo, ho provato ammirazione per lui e dentro di me speravo che venisse ascoltato. Ora, leggendo queste informazioni e guardando il video, mi chiedo: ma è possibile che Diouf non sia consapevole dell’inutilità della struttura della FAO? E perché allora si sacrifica anche per ottenere quello che crede giusto?

Si potrebbe proporre un cambiamento radicale dell’ONU intero? O si dovrebbe proprio eliminarlo per far posto a qualcosa di completamente nuovo?

Se c’è un motivo per cui ha comunque senso che si continui così, ci venga almeno spiegato!

Maria Conti

Add comment Novembre 18, 2009

Il vertice sulla sicurezza alimentare della FAO a Roma rischia di fallire se i governi continueranno a spendere poco per lottare contro la malnutrizione infantile

vertice faoIl vertice sulla sicurezza alimentare della FAO a Roma rischia di fallire se i governi continueranno a spendere poco per lottare contro la malnutrizione infantile.

I fondi stanziati dai paesi ricchi per combattere la malnutrizione sono rimasti invariati per sette anni, secondo un rapporto presentato oggi a Roma da Medici Senza Frontiere MSF.11/11/2009Roma – Questi fondi equivalgono solamente al 3% di quanto sarebbe necessario per evitare che ogni anno tra i 3,5 e i 5 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiano per cause legate alla malnutrizione.

Il rapporto “Malnutrizione: quanto è stato speso? Un’analisi dei flussi finanziari a sostegno della lotta alla malnutrizione tra il 2004 e il 2007”, mostra inoltre l’entità degli sprechi nel sistema degli aiuti alimentari.

Secondo MSF, molti dei buchi nei finanziamenti potrebbero essere riempiti semplicemente riallocando i fondi esistenti a favore dei gruppi più vulnerabili, i bambini sotto i cinque anni. Il rapporto, presentato a una settimana dal Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare a Roma, analizza come siano mancati i finanziamenti per uno sforzo globale per prevenire la malnutrizione infantile – che può portare a invalidità permanenti o alla morte.

I paesi ricchi spendono solamente 350 milioni di dollari all’anno, mentre la Banca Mondiale stima necessaria una spesa annuale di 12,5 miliardi di dollari per combattere in maniera adeguata la malnutrizione in 36 paesi gravemente colpiti …

viaIl vertice sulla sicurezza alimentare della FAO a Roma rischia di fallire se i governi continueranno a spendere poco per lottare contro la malnutrizione infantile | Medici Senza Frontiere.

Add comment Novembre 12, 2009

Bambini palestinesi attaccati da coloni israeliani

palestinesi

Ho ricevuto questo post da persone che conosco, che testimoniano fatti  che vivono sulla loro pelle insieme alla popolazione palestinese,  per cui ben volentieri trasmetto.

At-Tuwani, 27 Ottobre 2009

Martedì 27 ottobre 2009 i bambini palestinesi provenienti dai villaggi di Tuba e di Maghayr Al Abbed non sono riusciti a raggiungere la scuola di At-Tuwani a causa della minaccia di violenze da parte dei coloni israeliani residenti nell’insediamento di Ma’on e nell’avamposto illegale di Havat Ma’on.

Gli internazionali di Operazione Colomba e del Christian Pacemaker Teams hanno effettuato numerose chiamate all’ esercito israeliano a cui la Knesset (parlamento israeliano) ha assegnato il compito di scortare i bambini di Tuba e di Maghayr Al Abbed fino alla scuola di At-Tuwani.

Dopo aver inutilmente atteso per quasi 45 minuti l’arrivo della scorta militare, i bambini e i volontari internazionali alle 8:15 (dunque 15 minuti dopo l’inizio della mattinata scolastica) hanno deciso di incamminarsi senza accompagnamento militare ad At-Tuwani. Quattro coloni israeliani adulti, uno dei quali mascherato e armato di fionda e altri coloni a bordo di un furgone, si sono appostati minacciosamente lungo la strada sbarrando loro il percorso. I bambini accompagnati dai volontari internazionali sono stati costretti a tornare precipitosamente indietro verso Tuba. Come conseguenza 16 bambini hanno perso l’intera giornata scolastica.

Più tardi, verso le 8:47, dopo che i bambini avevano già fatto ritorno aTuba, una jeep militare israeliana è arrivata nell’area in cui i coloni avevano minacciato i bambini. Alcuni volontari di Operazione Colomba erano in zona ed hanno parlato coi soldati. I soldati hanno sostenuto di essere nuovi e di non sapere dove dovevano incontrare i bambini per scortarli. Questo è stato il secondo giorno consecutivo in cui la scorta militare israeliana è venuta meno all’impegno di scortare i bambini palestinesi verso e da scuola, costringendoli a prendere il sentiero più lungo sul quale sono stati attaccati dai coloni israeliani in numerose occasioni.

Nel 2004, in seguito ad una serie di attacchi da parte dei coloni israeliani a un bambino palestinese diretto a scuola e anche ai volontari internazionali che lavorano nell’area, la Knesset ha emanato un decreto col quale stabilisce che l’esercito israeliano deve provvedere quotidianamente agli accompagnamenti dei bambini sulla strada più corta possibile verso e da scuola. Dall’inizio dell’anno scolastico i soldati israeliani sono ripetutamente venuti meno al dovere di adempiere adeguatamente il proprio mandato, col risultato che i bambini arrivano a scuola in ritardo e sono sottoposti ad ansie e rischi non necessari.

Informazioni ulteriori

Durante  l’anno scolastico 2008-2009 i coloni hanno usato violenza contro i bambini 10 volte. In due di questi episodi hanno lanciato pietre contro di loro. Per il report completo sulla scorta militare nell’anno scolastico 2007-2008, incluse mappe, fotografie e interviste ai bambini: “Un viaggio pericoloso”, scaricabile al seguente indirizzo. www.operazionecolomba.com/index.php?option=com_content&task=view&id=472&Item id=38

Per ulteriori informazioni rivolgersi a Operazione Colomba (054 992 5773) o aChristian Peacemaker Teams (054 253 1323) Operation Dove – Nonviolent Peace Corps Palestine/Israel Ass.

Comunità Papa Giovanni XXIII

Email: tuwani@operationdove.org

Add comment Novembre 4, 2009

Serata di ricordi e … speranze

Mara Rossi

Coriano 24-10.09

Ieri, che serata indimenticabile!

Il video prima, con le  immagini commoventi di don Oreste, le sue parole, la sua vita straordinaria, …. poi  la testimonianza  della Mara:  il suo semplice raccontarsi, nelle grandi cose che fa, con tanto amore.

La pioggia, la burrasca, il vento, …. sì hanno  fermato qualcuno, ma non sa cosa si è perso!

Di fronte alle belle parole ascoltate ed alle emozioni provate, si percepiva  il desiderio comune di unità, di voglia di collaborare insieme per il bene della nostra realtà vicina e per quella di tutta l’umanità.

Per fare appunto della razza umana una FAMIGLIA UMANA.

Grazie a tutti quelli che in qualche modo hanno collaborato per la buona riuscita della serata.

Add comment Ottobre 24, 2009

Clamori dalla Colombia

Colombia

UN PAESE RICCO DI RISORSE NATURALI: QUANTO NE BENEFICIANO I SUOI ABITANTI?

QUANTO  SPRECO INVECE IN ARMI!

QUANTO IN CORRUZIONE!

[...] al deficit di 2,5 milioni di abitazioni, si somma il fatto che 12 bambini su 100 sono denutriti (le statistiche dell’Onu dimostrano che la fame cresce più rapidamente in Colombia che nell’Africa subsahariana), e che 12 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile tramite acquedotto. Inoltre, secondo dati governativi (sempre minimizzati per ragioni di propaganda) ogni anno muoiono circa 2.600 bambini per scarsità o cattiva qualità dell’acqua.

Questi dati sono la migliore risposta alle presunte iniziative del governo del narcopresidente Uribe e della sua cricca per “risolvere il problema della povertà”.

Evidentemente, è interesse dell’oligarchia che le ricchezze di uno dei paesi più dotati di risorse naturali al mondo, siano destinate alle multinazionali (da cui riceve il compenso per aver svenduto il paese) e non alla popolazione locale, che muore letteralmente di fame.

Del resto, il 6% del PIL del paese è destinato alle spese di guerra, come il 65% della spesa pubblica,

e a chi fra i criminali che governano il paese interessano i morti per fame?

Queste agghiaccianti cifre legittimano, intrinsecamente, il diritto alla ribellione del popolo colombiano.

Quale regime puó essere definito “democratico” alla luce di questa intollerabile situazione,

oltre che dell´applicazione sistematica del terrorismo di Stato contro gli oppositori? [...]

viaClamori dalla Colombia :: Il pane e le rose – classe capitale e partito.

Add comment Ottobre 15, 2009

Fao: un miliardo di affamati nel mondo, + 9% in un solo anno. Mai così dal 1970 - Il Messaggero

FAO

ROMA 14 ottobre – La crisi economica fa crescere anche la fame nel modo. Per effetto della tempesta finanziaria che non ha risparmiato nessun mercato, gli affamati nel modo sono cresciuti del 9% nell’anno in corso, arrivando alla vetta di 1,02 miliardi, il livello più alto dal 1970. Lo afferma il rapporto pubblicato oggi dalla Fao l’Organizzazione delle nazioni unite per l’agricoltura e l’alimentazione e dal Pam il Programma alimentare mondiale.Molti Paesi, a causa della crisi globale, hanno subito cali generalizzati nei propri flussi finanziari e commerciali, ed hanno assistito ad una caduta verticale delle entrate da esportazioni, degli investimenti esteri, degli aiuti allo sviluppo e delle rimesse in denaro. Il rapporto fa notare come, ad esempio, le 17 economie più importanti dell’America Latina nel 2007 abbiano ricevuto 184 miliardi di dollari in entrate finanziarie, cifra che si è circa dimezzata nel 2008 con 89 miliardi di dollari e si prevede diminuirà ulteriormente nel 2009 con 44 miliardi di dollari. Questo significa che si deve ridurre il consumo alimentare, e per alcuni Paesi a basso reddito con deficit alimentare questo aggiustamento del consumo può tradursi nella diminuzione delle tanto necessarie importazioni alimentari e di altri beni importanti come medicine ed attrezzature mediche. La sottonutrizione è una realtà estesa in Asia e nel Pacifico – spiega il rapporto- dove si stima che gli affamati siano 642 milioni, ma non risparmia neanche i Paesi sviluppati dove sono 15 milioni a soffrire la fame; nell’Africa sub-sahariana sono 265 milioni, in America Latina e Caraibi 53 milioni, nel Vicino Oriente e Nord Africa 42 milioni.

Nel corso dell’ultimo decennio – spiega il rapporto Fao-Pam – anche prima dell’attuale crisi, il numero delle persone sottonutrite era aumentato in modo lento ma costante. Proprio questo aumento, sia nei periodi di prosperità economica che recessione, mostra, secondo la Fao, l’estrema debolezza del sistema mondiale di governance della sicurezza alimentare.

«I leader mondiali hanno reagito con determinazione alla crisi economica e finanziaria e sono stati in grado di mobilitare miliardi di dollari in un lasso di tempo molto breve. La stessa azione decisa è adesso necessaria per combattere fame e povertà» afferma il direttore generale della Fao Jacques Diouf. Secondo Diouf, è anche «essenziale investire nel settore agricolo dei Paesi in via di sviluppo, non solo per sconfiggere fame e povertà, ma anche per assicurare una generalizzata crescita economica, e dunque pace e stabilità nel mondo».

«Nel momento il numero delle persone che soffrono la fame ha raggiunto un picco storico, vi è il più basso livello di aiuti alimentari mai registrato – ha dichiarato Josette Sheeran, direttrice esecutiva del programma alimentare mondiale dell’Onu – Sappiamo quello che occorre per coprire le necessità urgenti, quello che serve sono le risorse e l’impegno internazionale per farlo».

2 comments Ottobre 14, 2009

Cambiamenti climatici: 25 milioni di bambini malnutriti nel 2050

malnutrizione1

I CAMBIAMENTI CLIMATICI,

CAUSATI DAL COMPORTAMENTO SCORRETTO DELL’UOMO,

PORTANO A CONSEGUENZE DRAMMATICHE IMMEDIATE PER I PIU’ POVERI,

MA COL TEMPO PER TUTTA L’UMANITA’.

E’ URGENTE PORVI RIMEDIO.

Saranno 25 milioni i bambini malnutriti a causa dei cambiamenti climatici nel 2050. E’ il terribile risultato di uno studio diffuso i giorni scorsi dalla International Food Policy Research Institute (IFPRI).

Lo studio, uno dei più accurati mai fatti, è il frutto di una attenta valutazione globale sugli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare sul loro impatto nei paesi poveri e nei paesi in via di sviluppo. Il rapporto, denominato “Climate Change: Impact on Agriculture and Costs of Adaptation”, prende in esame in particolare il settore agricolo dei Paesi in via di sviluppo e ne evidenzia le lacune, aggravate proprio dal cambiamento climatico globale.

Gerald Nelson, il ricercatore della IFPRI che ha diretto lo studio, parlando alla stampa durante la presentazione del rapporto, ha detto che la già precaria situazione nel settore agricolo dei Paesi in via di sviluppo, sarà ulteriormente aggravata dai cambiamenti climatici producendo un numero altissimo di persone povere che vivono proprio di micro-agricoltura generando così qualcosa come 25 milioni di bambini malnutriti, un numero davvero allarmante considerando che proprio i bambini sono i più vulnerabili.

Secondo Nelson la catastrofe si può ancora evitare a condizione che i grandi donatori internazionali investano almeno 7 miliardi di dollari “supplementari” nei prossimi anni. Nelson evidenzia infatti che i soldi stanziati fino ad oggi per sostenere la micro-agricoltura, settore fondamentale per il sostentamento delle popolazioni povere, non sono sufficienti per bilanciare gli squilibri provocati dai cambiamenti climatici.

Occorrono nuovi sistemi di irrigazione per compensare le sempre più frequenti siccità,

servono nuove infrastrutture per favorire gli scambi commerciali,

nuove strutture di ricerca che implementino colture in grado di resistere alle alte temperature,

un migliore accesso all’acqua potabile,

un sistema di formazione sull’agricoltura per i giovani dei Paesi poveri, soprattutto per le ragazze che sono quelle che più spesso lavorano nei campi, formazione che dovrebbe consentire una maggiore produttività e quindi la garanzia del sostentamento.

Secondo lo studio saranno i paesi dell’Africa Sub-sahariana e quelli dell’Asia Meridionale quelli più colpiti dai cambiamenti climatici, proprio perché sono quelli che basano sull’agricoltura buona parte dell’economia rurale, una economia che garantisce il sostentamento di base a milioni e milioni di persone. Essendo però l’agricoltura particolarmente “meteo-dipendente” è chiaro come i cambiamenti climatici vadano a incidere sulla qualità e sulla quantità della produzione. Una drastica riduzione della quantità di prodotto produrrà immancabilmente effetti devastanti sulla popolazione e in particolare su quella fetta più vulnerabile, i bambini.

Il rapporto evidenzia con chiarezza le linee guida da seguire per evitare l’imminente catastrofe che di fatto è già iniziata. Ora spetta ai grandi donatori internazionali mettere mano al portafoglio per cercare di porre rimedio alle evidenti mancanze evidenziate dallo studio del International Food Policy Research Institute, cercando per una volta di favorire la micro-economia in luogo della tanto cara (a Banca Mondiale) macro-economia.

viasecondoprotocollo.org – Cambiamenti climatici: 25 milioni di bambini malnutriti nel 2050.

15 Ott0bre 2009

Questo articolo è pubblicato per aderire all’iniziativa di BLOG ACTION DAY

http://www.blogactionday.org/

Add comment Ottobre 3, 2009

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