Archive for Aprile 2009
Parti più sicuri per donne afghane

Medici Senza Frontiere interviene, con personale femminile, in Afganistan per aiutare le donne nel momento del parto.
L’assistenza sanitaria è estremamente limitata e la richiesta di cure a Quetta non è ancora praticabile per molti rifugiati. Le persone hanno davvero pochissimo e spesso sono proprio le donne e i bambini che soffrono maggiormente. Le donne spesso muoiono durante la gravidanza o partoriscono bambini prematuri per varie ragioni: durante la gravidanza continuano a svolgere lavori molto pesanti come trasportare legna e acqua; tendono a partorire in casa e spesso, quando una donna capisce di avere bisogno di assistenza medica, è troppo tardi.
La clinica in cui opera MSF, ha iniziato il suo lavoro nel 2006. Arrivano al centro tra le 5 e le 7 donne al giorno, alcune anche da zone lontane come Ziarat, cittadina di montagna che dista 3 ore di macchina e si trova in una regione di recente colpita da un terremoto.
Ecco la testimonianza di Farzana, donna afgana, discendente di una tribù nomade, ora nonna, che accompagna molte donne della sua comunità alla clinica di MSF per parti, vaccinazioni e cure pre-natali:
“La vita per le donne è più semplice oggi rispetto a quando io ero giovane. Allora eravamo nomadi. Partorivo mentre ci spostavamo, viaggiando da un luogo all’altro. Eravamo abituate a partorire senza nessun aiuto. Tagliavamo il cordone ombelicale con una pietra o un coltello. Tenevamo i nostri neonati con noi nelle tende e ricominciavamo a viaggiare di nuovo, immediatamente. Ora, quando una donna partorisce nella sala parto è tutto più sicuro. E viene riportata a casa per riposarsi per 40 giorni. La famiglia si occuperà di lei e della sua corretta alimentazione”.
Add comment Aprile 10, 2009
LA CRISI VISTA DALL’AFRICA

Padre Daniele Moschetti, missionario nella baraccopoli di Korogocho, a Nairobi, racconta come è vista la crisi dall’Africa.
L’idea è quella di un mondo capovolto, che ha prodotto un sistema economico e politico impazzito. Difficile capire, quando in un chilometro quadrato di territorio 120mila persone vivono in condizioni subumane. Il crollo delle borse ci dice semplicemente che il sistema ormai sta scricchiolando in molte parti. E questo è il risultato di una politica per pochi. …
Nel Sud del mondo si capiscono prima i fenomeni che produce il Nord. Da anni vediamo le contraddizioni di un sistema basato, per esempio, sul saccheggio delle risorse economiche dei Paesi più poveri. Pensiamo all’uranio, ai diamanti, al petrolio. Le denunce dei missionari non sono mai state ascoltate. Eppure oggi la crisi mette tutti con le spalle al muro. O invertiamo la rotta, anche dal punto di vista dei nostri stili di vita e del nostro uso delle risorse, oppure la barca affonda.
Ma in Italia è possibile davvero avere uno stile di vita non consumistico?
Credo di sì. Dipende molto dalla volontà personale e comunitaria e da quella della politica. Quando nel mondo il 20% della popolazione consuma l’86% delle risorse, viviamo una grande ingiustizia sociale. Allora, è importante che facciamo qualche passo indietro, per far fare qualche passo in avanti a chi sta peggio. ….
Sicuramente l’Africa grida il suo dolore. Vorremmo più giustizia, più pace, più solidarietà e meno saccheggi. Comunque, non dimentichiamo che oggi molti africani ci stanno dando messaggi di speranza. La gente, generalmente, non è aggressiva come noi. C’è un desiderio di miglioramento da parte delle generazioni più povere. Il grido degli africani è giustizia sociale, partendo dalle cose semplici.
Add comment Aprile 1, 2009

