Parti più sicuri per donne afghane
Aprile 10, 2009

Medici Senza Frontiere interviene, con personale femminile, in Afganistan per aiutare le donne nel momento del parto.
L’assistenza sanitaria è estremamente limitata e la richiesta di cure a Quetta non è ancora praticabile per molti rifugiati. Le persone hanno davvero pochissimo e spesso sono proprio le donne e i bambini che soffrono maggiormente. Le donne spesso muoiono durante la gravidanza o partoriscono bambini prematuri per varie ragioni: durante la gravidanza continuano a svolgere lavori molto pesanti come trasportare legna e acqua; tendono a partorire in casa e spesso, quando una donna capisce di avere bisogno di assistenza medica, è troppo tardi.
La clinica in cui opera MSF, ha iniziato il suo lavoro nel 2006. Arrivano al centro tra le 5 e le 7 donne al giorno, alcune anche da zone lontane come Ziarat, cittadina di montagna che dista 3 ore di macchina e si trova in una regione di recente colpita da un terremoto.
Ecco la testimonianza di Farzana, donna afgana, discendente di una tribù nomade, ora nonna, che accompagna molte donne della sua comunità alla clinica di MSF per parti, vaccinazioni e cure pre-natali:
“La vita per le donne è più semplice oggi rispetto a quando io ero giovane. Allora eravamo nomadi. Partorivo mentre ci spostavamo, viaggiando da un luogo all’altro. Eravamo abituate a partorire senza nessun aiuto. Tagliavamo il cordone ombelicale con una pietra o un coltello. Tenevamo i nostri neonati con noi nelle tende e ricominciavamo a viaggiare di nuovo, immediatamente. Ora, quando una donna partorisce nella sala parto è tutto più sicuro. E viene riportata a casa per riposarsi per 40 giorni. La famiglia si occuperà di lei e della sua corretta alimentazione”.
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