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Fratelli?…. Per niente!

SONO I FATTI CHE CONTANO!
[...] Una domenica sera di febbraio la trasmissione Presa Diretta di Rai3 ha mandato in onda una puntata tutta dedicata a storie d’immigrazione. In una di queste succedeva che i vigili del fuoco facevano sgomberare a Napoli uno stabile giudicato inagibile, nel quale abitavano famiglie italiane e straniere. A sera, le autorità municipali avevano trovato agli italiani una sistemazione di fortuna; gli immigrati erano stati invece lasciati sulla strada. Alcuni di loro hanno occupato allora per protesta il Duomo ed è stato lì, sui banchi della chiesa, che un giornalista li ha intervistati. Uno, un ragazzo africano, riferendosi all’accaduto ha detto che in Italia c’è l’apartheid, perché ci sono disparità di trattamento a seconda del colore della pelle. E ha aggiunto che è inutile dirsi cristiani e appellarsi al messaggio di fratellanza del Vangelo perché, se queste cose succedono, allora vuol dire che «non siamo fratelli per niente».
Quel ragazzo aveva ragione. Non siamo fratelli per niente di chi è lasciato a dormire per strada, mentre al suo vicino viene offerto un letto per la notte. Non siamo fratelli per niente di chi non ha diritto alle cure mediche, mentre il suo simile sì, solo perché ha un pezzo di carta in più. Non siamo fratelli per niente di chi raggiunge le coste europee a rischio della vita e viene per tutta accoglienza messo in prigione. Non siamo fratelli per niente di chi viene schedato senza aver fatto nulla di male, soltanto perché non ha un tetto. Non siamo fratelli per niente di coloro a cui neghiamo un luogo di culto, che è un bisogno fondamentale di ogni essere umano.[...]
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Add comment Maggio 24, 2009
AIDS-conferenza internazionale

Virus HIV
Secondo il dottor Paul Zeitz, direttore esecutivo di Global Aids Alliance con sede a Washington, “nel 2007 i morti da Aids sono stati circa 2 milioni nel mondo, in calo rispetto ai 2,1 milioni dell’anno precedente, secondo i dati di Unaids.”
I dati non sono precisi e non possono esserlo perché si sa che i decessi per questa malattia avvengono maggiormente nei paesi poveri dove non c’é la possibilità di fare un censimento reale; ma anche se approssimativi, sono impressionanti.
Si muore di più nei paesi dove il costo dei farmaci è troppo elevato e c’è l’impossibilità di farsi curare adeguatamente.
Spesso non c’è la conoscenza dei rischi di contagio e in molti casi si nasconde la malattia per vergogna o superstizione. E … succede di essere emarginati. Non solo nei paesi poveri, anche in quelli più civilizzati. La malattia è considerata una colpa o meglio il giusto castigo per un comportamento sbagliato. Per cui si vorrebbe dire: ben ti sta, te la sei cercata, arrangiati!
Questo mi fa rabbia e vorrei che con me altri condividessero il mio sentire.
Sembra che sia più facile rispettare l’impegno di portare medicinali a tutti piuttosto che promuovere una prevenzione con regole rispettate.
Il direttore esecutivo del programma sull’Aids delle Nazioni Unite, Peter Piot, ha detto che sia in Africa così come in molti Paesi dell’America Latina “non è ancora possibile fare una prevenzione volta a modificare comportamenti sessuali a rischio [...] Puntare alla prevenzione significa lottare contro lo stigma nei confronti delle persone sieropositive e degli omosessuali, mettere fine alla violenza di genere e all’ostracismo verso la prostituzione.”
Quindi, da un lato un sospiro di sollievo per un certo miglioramento nel campo della cura e nella diminuzione delle morti, ma da un altro preoccupazione e indignazione per la difficoltà di una corretta prevenzione.
La conferenza internazionale sull’AIDS è terminata da qualche giorno. Quali i risultati? Quali gli impegni presi dai vari Stati?
Personalmente ho dovuto cercare informazioni, non mi sono state offerte dai vari telegiornali. E’ giusto questo?
Sull’Aids non deve piu’ esserci il silenzio, ma e’ tempo di parlare forte e chiaro per eliminare ogni forma di discriminazione. Un terzo dei Paesi non ha ancora leggi per proteggere le persone che vivono con il virus Hiv e nella maggior parte dei Paesi sono ancora legali forme di discriminazione contro le donne, gli omosessuali, la prostituzione, la tossicodipendenza e le minoranze etniche. Tutto questo deve cambiare.
Add comment Agosto 10, 2008
