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AIDS-conferenza internazionale

Virus HIV
Secondo il dottor Paul Zeitz, direttore esecutivo di Global Aids Alliance con sede a Washington, “nel 2007 i morti da Aids sono stati circa 2 milioni nel mondo, in calo rispetto ai 2,1 milioni dell’anno precedente, secondo i dati di Unaids.”
I dati non sono precisi e non possono esserlo perché si sa che i decessi per questa malattia avvengono maggiormente nei paesi poveri dove non c’é la possibilità di fare un censimento reale; ma anche se approssimativi, sono impressionanti.
Si muore di più nei paesi dove il costo dei farmaci è troppo elevato e c’è l’impossibilità di farsi curare adeguatamente.
Spesso non c’è la conoscenza dei rischi di contagio e in molti casi si nasconde la malattia per vergogna o superstizione. E … succede di essere emarginati. Non solo nei paesi poveri, anche in quelli più civilizzati. La malattia è considerata una colpa o meglio il giusto castigo per un comportamento sbagliato. Per cui si vorrebbe dire: ben ti sta, te la sei cercata, arrangiati!
Questo mi fa rabbia e vorrei che con me altri condividessero il mio sentire.
Sembra che sia più facile rispettare l’impegno di portare medicinali a tutti piuttosto che promuovere una prevenzione con regole rispettate.
Il direttore esecutivo del programma sull’Aids delle Nazioni Unite, Peter Piot, ha detto che sia in Africa così come in molti Paesi dell’America Latina “non è ancora possibile fare una prevenzione volta a modificare comportamenti sessuali a rischio [...] Puntare alla prevenzione significa lottare contro lo stigma nei confronti delle persone sieropositive e degli omosessuali, mettere fine alla violenza di genere e all’ostracismo verso la prostituzione.”
Quindi, da un lato un sospiro di sollievo per un certo miglioramento nel campo della cura e nella diminuzione delle morti, ma da un altro preoccupazione e indignazione per la difficoltà di una corretta prevenzione.
La conferenza internazionale sull’AIDS è terminata da qualche giorno. Quali i risultati? Quali gli impegni presi dai vari Stati?
Personalmente ho dovuto cercare informazioni, non mi sono state offerte dai vari telegiornali. E’ giusto questo?
Sull’Aids non deve piu’ esserci il silenzio, ma e’ tempo di parlare forte e chiaro per eliminare ogni forma di discriminazione. Un terzo dei Paesi non ha ancora leggi per proteggere le persone che vivono con il virus Hiv e nella maggior parte dei Paesi sono ancora legali forme di discriminazione contro le donne, gli omosessuali, la prostituzione, la tossicodipendenza e le minoranze etniche. Tutto questo deve cambiare.
Add comment Agosto 10, 2008
Infornazione sbilanciata: numeri o persone?
Provo indignazione quando vedo, tramite i mass media, ma anche intorno a me, nel mio ambiente di vita, come le persone siano trattate in modo diverso a seconda della loro notorietà, delle condizioni economiche, del grado di autorità, del potere esercitato in ogni ambito.
Così i fatti di vita quotidiana o le circostanze di festa o di lutto sono visti e considerati in maniera del tutto differente a seconda del personaggio che ne viene coinvolto.
Non è giusto.
Anche se la causa è spesso nostra che leggiamo, guardiamo o ascoltiamo queste notizie.
Non è giusto che se muore un presidente, un personaggio dello spettacolo, un capo religioso, … vi siano dedicate ore e ore di informazioni, scendendo anche nei particolari più banali, mentre per la gente comune, se non sono fatti tragici, si parla di numeri.
Ecco, è proprio di questi numeri che io vorrei si sentisse parlare più spesso.
Vorrei che ad ogni numero corrispondesse un viso, una persona con un nome, una dignità …
A questi numeri corrispondono anche le morti silenziose, quelle di migliaia di persone che scompaiono ogni giorno perché prive di sostentamento; il loro silenzio dovrebbe parlarci, dovrebbe essere ascoltato.
Numeri approssimativi perché poco importanti. Quindi dovrebbero essere aggiornati, certi, motivati …
Mi rendo conto che il mio è un pensiero utopistico: numeri a cui spesso non corrispondono nemmeno nomi all’anagrafe, neanche si sa che sono nati!
Sono convinta che anche un non credente, che abbia il rispetto di tutti e consideri gli altri uguali a sé per dignità, per diritti e doveri, non può non trovarsi d’accordo sulle mie considerazioni.
Tanto più un credente, un Cristiano, che sa essere tutti figli dello stesso Padre.
Add comment Luglio 27, 2008
