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Alcune buone notizie dall’Africa: impegno per donne e lotta all’AIDS

donneAd Addis Abeba, dal 2 al 4 febbraio scorsi, si è tenuta una riunione informale tra la Intergovernmental Authority on Development (IGAD) e alcune organizzazioni di consulenza su programmi di sviluppo.

Motivo dell’incontro i progetti di sviluppo implementati dall’IGAD e finanziati da Banca Mondiale riguardanti la lotta contro  l’HIV/AIDS e quelli riguardanti la condizione femminile nei paesi che fanno parte dell’importante organismo africano.

Molto interessanti i risultati emersi per quanto concerne gli sforzi per parificare la condizione femminile a quella maschile nei Paesi aderenti all’IGAD. Il progetto, studiato per una strategia nel lungo periodo (2007/2015) nei primi due anni di vita ha dato importanti riscontri in termini di sensibilizzazione e modifiche legislative dei Governi coinvolti, a esclusione di Sudan e Somalia.

Ciò dimostra che occorre puntare proprio sugli enti regionali per portare a termine quei progetti che necessitano di continuo controllo (anche sui fondi). Il progetto infatti interessa Sudan, Somalia, Uganda, Etiopia, Eritrea, Djibouti e Kenia. Se si escludono appunto Somalia e Sudan, paesi interessati da violenti conflitti dove sono proprio le donne le prime vittime, gli altri Paesi hanno indirizzato molti dei loro sforzi al sostegno all’imprenditoria femminile approntando in tal senso apposite leggi tra le quali alcuni benefici per le donne lavoratrici in gravidanza, siano esse operaie che imprenditrici. Contemporaneamente in alcuni Paesi è stato implementato un programma dedicato ai bambini nel quale attraverso la struttura scolastica viene inculcato il principio di eguaglianza tra uomo e donna. E’ ancora molta la strada da fare ma l’inizio è sicuramente molto promettente.

Importanti progressi, anche se non ancora sufficienti, sono stati fatti anche nella lotta alla diffusione dell’HIV/AIDS. Il progetto, finanziato da banca Mondiale con 15 milioni di dollari, si pone come obbiettivi principali l’aumento delle azioni preventive, la formazione di un gruppo che analizzi gli indicatori chiave della diffusione della malattia (persone colpite, ceto sociale, età, sesso ecc. ecc.) nei Paesi coinvolti dal progetto e infine lo studio di una strategia di incremento dei mezzi di contenimento della malattia e dei mezzi di contrasto. In particolare vanno segnalati gli ottimi risultati per quanto concerne i metodi di prevenzione (sensibilizzazione all’uso del preservativo, spiegazione dei metodi di contagio ecc. ecc.), mentre sono veramente pochi i risultati ottenuti per quanto concerne il contenimento e i mezzi di contrasto. Sono ancora pochissimi i Paesi che distribuiscono gratuitamente i farmaci retrovirali e quelli che lo fanno, se le case farmaceutiche continueranno ad applicare gli attuali prezzi, saranno presto costretti a sospendere la distribuzione gratuita di tali farmaci, che comunque riguarda ancora una piccola parte della popolazione colpita. Va detto che in quasi tutti i Paesi interessati pochi ammalati di HIV/AIDS sanno di esserlo perché nella maggioranza dei casi non si possono permettere di fare analisi.   Un ammalato inconsapevole è potenzialmente una mina vagante, mentre la consapevolezza di essere ammalati unita al buon senso del malato, potrebbe diventare un importante metodo di prevenzione. Per questo si sta mettendo a punto un progetto che preveda le analisi gratuite per coloro che ne faranno richiesta nei Paesi aderenti all’IGAD.

Concludendo l’IGAD si è dimostrata molto attiva nel perseguire i propri obbiettivi, molto meglio delle decine di sigle delle nazioni Unite che hanno a disposizione cifre mille volte superiori.

viasecondoprotocollo.org – Africa: l’IGAD si impegna per donne e lotta all’AIDS.

Add comment Febbraio 15, 2009

AIDS-conferenza internazionale

Virus HIV

Secondo il dottor Paul Zeitz, direttore esecutivo di Global Aids Alliance con sede a Washington, “nel 2007 i morti da Aids sono stati circa 2 milioni nel mondo, in calo rispetto ai 2,1 milioni dell’anno precedente, secondo i dati di Unaids.”

I dati non sono precisi e non possono esserlo perché si sa che i decessi per questa malattia avvengono maggiormente nei paesi poveri dove non c’é la possibilità di fare un censimento reale; ma anche se approssimativi, sono impressionanti.

Si muore di più nei paesi dove il costo dei farmaci è troppo elevato e c’è l’impossibilità di farsi curare adeguatamente.

Spesso non c’è la conoscenza dei rischi di contagio e in molti casi si nasconde la malattia per vergogna o superstizione. E … succede di essere emarginati. Non solo nei paesi poveri, anche in quelli più civilizzati. La malattia è considerata una colpa o meglio il giusto castigo per un comportamento sbagliato. Per cui si vorrebbe dire: ben ti sta, te la sei cercata, arrangiati!

Questo mi fa rabbia e vorrei che con me altri condividessero il mio sentire.

Sembra che sia più facile rispettare l’impegno di portare medicinali a tutti piuttosto che promuovere una prevenzione con regole rispettate.

Il direttore esecutivo del programma sull’Aids delle Nazioni Unite, Peter Piot, ha detto che sia in Africa così come in molti Paesi dell’America Latina “non è ancora possibile fare una prevenzione volta a modificare comportamenti sessuali a rischio [...] Puntare alla prevenzione significa lottare contro lo stigma nei confronti delle persone sieropositive e degli omosessuali, mettere fine alla violenza di genere e all’ostracismo verso la prostituzione.”

Quindi, da un lato un sospiro di sollievo per un certo miglioramento nel campo della cura e nella diminuzione delle morti, ma da un altro preoccupazione e indignazione per la difficoltà di una corretta prevenzione.

La conferenza internazionale sull’AIDS è terminata da qualche giorno. Quali i risultati? Quali gli impegni presi dai vari Stati?

Personalmente ho dovuto cercare informazioni, non mi sono state offerte dai vari telegiornali. E’ giusto questo?

Sull’Aids non deve piu’ esserci il silenzio, ma e’ tempo di parlare forte e chiaro per eliminare ogni forma di discriminazione. Un terzo dei Paesi non ha ancora leggi per proteggere le persone che vivono con il virus Hiv e nella maggior parte dei Paesi sono ancora legali forme di discriminazione contro le donne, gli omosessuali, la prostituzione, la tossicodipendenza e le minoranze etniche. Tutto questo deve cambiare.

Add comment Agosto 10, 2008


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