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“Un mondo senza povertà”
Alcuni mesi fa ho letto il libro “Un mondo senza povertà” di Muhammad Yunus.
Lo scrittore, oltre ad esporre teoricamente i problemi della povertà, i suoi progetti e i programmi, tratta anche il modo in cui concretamente realizzare e sperimentare il successo degli ideali.
Apprezzo Yunus per la sua umiltà e disponibilità a riprogrammare, rivedere, ammettere errori e imperfezioni per migliorare sempre.
Condivido con lui l’idea che in tutte le persone c’è un fondo di bontà, il desiderio di fare qualcosa di buono e di aiutare chi ha bisogno.
Ma ci sono dei modi sbagliati di intervenire nelle situazioni di necessità: spesso le offerte in denaro o generi di prima necessità seguono un percorso che fatica a giungere a destinazione. Corruzione o problemi burocratici rallentano o annullano tali iniziative.
Inoltre l’elemosina e la carità, pur essendo l’unico mezzo di aiuto in alcune situazioni di emergenza, normalmente creano dipendenza; possono sfamare e risolvere un problema solo per poco tempo, per cui occorre continuare sempre ad offrire.
E in chi riceve spesso non viene stimolata l’iniziativa personale per uscire dalla sua situazione di povertà.
Invece con il microcredito e il business sociale le persone si sentono coinvolte in prima persona. Inolte il business sociale permette di allargare sempre più le iniziative a favore di altre persone.
A me piace anche la convinzione di Yunus che, in questo mondo occidentale, dove i giovani sono sempre meno coinvolti, sempre più assenti nella vita sociale e politica dei paesi, si possa trovare motivo di pieno coinvolgimento , passione e dedizione a cause universali quali sono quelle della povertà e salvaguardia del Pianeta, che riempiono di significato la vita.
Ciò mi convince della grande importanza che ha l’educazione, come Yunus sostiene. Ma se lui intende rivolgersi ai ragazzi di scuole superiori e università, io sono del parere che non sarebbe male cominciare anche prima; anche se non c’è la consapevolezza dell’adulto, tuttavia la mente del bambino non è asettica. Sono convinta che un tipo di percorso con le modalità adeguate all’età, si può e si deve iniziare anche nella scuola primaria.
Le proposte di Yunus interessano tutti, non riguardano solo i politici, quelli che decidono le sorti del mondo, ma anche il più semplice cittadino, anche la persona senza cultura, senza istruzione.
Chiunque può chiedersi: io posso fare qualcosa?
E la risposta è prima di tutto nello stile di vita: quanto spreco? Quanto mi è indispensabile?
Poi nel proprio ambito lavorativo e sociale: cosa posso dire e fare?
E, se sono chiamato a sostenere progetti politici, so difendere le scelte umanitarie? Le scelte in cui siano coinvolti i più poveri? E le scelte per la salvaguardia dell’ambiente?
Un altro suggerimento concreto per tutti è quello che lo scrittore chiama “Tribuna per l’azione nel sociale”. Si tratta di mettersi insieme, anche solo tre persone, per organizzarsi e risolvere un problema sociale, che può essere anche locale. Yunus indica anche i particolari per come procedere in tale iniziativa: programmazione, azione, verifica, riadattamento.
Quello che dà pensiero e preoccupazione a Yunus è la domanda che si pone: come fare a coniugare progresso tecnologico e uscita dalla povertà? Ora il progresso sembra l’unica strada per eliminare la povertà. Purtroppo però lo sfruttamento delle risorse del Pianeta e l’ inquinamento ambientale porteranno invece a problemi sempre più grandi per l’umanità.
Non dà una ricetta Yunus, ma la fede nella capacità creativa delle persone che lavorano nel business sociale lo fa sperare che molti uniscano le loro energie per studiare e concretizzare interventi positivi per tutti.
Per quanto detto sopra, per me questo libro può diventare un trampolino di lancio verso l’avventura che Yunus propone: UN MONDO SENZA POVERTA’, che si traduce in un impegno individuale e sociale, per lasciare ai nostri figli un mondo migliore.
1 comment Luglio 27, 2009
La povertà rinchiusa in un museo
Da Corriere della Sera:
Il «banchiere dei poveri» è in Italia per parlare della possibilità di aprire una filiale della Grameen Bank
Muhammad Yunus
Muhammad Yunus
«Relegheremo la povertà nei musei. Ce ne sarà uno in ogni Paese, ci porteremo i bambini in visita: resteranno orripilati scoprendo la condizione infame che così tanti essere umani hanno dovuto sopportare per così lungo tempo e condanneranno i loro progenitori che hanno permesso tutto ciò». E’ questo il primo dei «sogni a occhi aperti» di una lunga lista che Muhammad Yunus ha messo nero su bianco nel suo ultimo libro, «Un mondo senza povertà». Desideri che l’economista del Bangladesh e premio Nobel per la Pace 2006 vuole veder realizzati nei prossimi 40 anni. Tra questi ce ne uno che sembra già a portata di mano, è l’idea che a quanto pare sta conquistando imprenditori, multinazionali e filantropi in tutto il mondo: curare il capitalismo malato con dosi massicce di iniziativa economica con finalità sociali.
Di questo, Yunus, l’inventore del microcredito che tutti chiamano «il banchiere dei poveri», è venuto a parlare in Italia e di questo si discuterà lunedì mattina nell’incontro pubblico con il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, che Corriere.it trasmette in diretta dalle ore 11 per consentire ai moltissimi, soprattutto giovani e studenti, che non hanno trovato posto in sala, di seguire gli interventi. L’economista ripercorrerà la storia della sua Grameen Bank (la banca «del villaggio») fondata nel 1977 per sostenere i poveri più poveri del Bengala, in particolare le donne, attraverso il microcredito senza garanzie. La Graamen, oggi diffusa in 57 Paesi, è diventata anche perno di un gruppo che va dalle telecomunicazioni alla sanità.
Yunus, avvicinato ieri al suo arrivo a Milano, ha confermato al Corriere le indiscrezioni che circolano sulla possibilità di aprire una filiale della Grameen Bank anche in Italia, dopo l’esperienza fatta in altri Paesi europei. «Ne stiamo discutendo, ci stiamo lavorando, speriamo di poter dire qualcosa a breve» ha affermato. Negli incontri di questi giorni tra Milano e Roma, Yunus promuoverà intanto il suo progetto di business sociale. «Un dollaro investito in un’impresa con finalità sociali – spiegherà tra le altre cose Yunus – è assai più efficace di un dollaro dato in beneficenza. Il dollaro dato in beneficenza viene consumato una sola volta, mentre quello investito in un’impresa continua a ripetere senza fine, come ogni altro capitale di impresa, il proprio ciclo produttivo creando benefici per un numero sempre crescente di persone».
1 comment Marzo 2, 2009
