Catastrofe ad Haiti: quale solidarietà?!

gennaio 17, 2010 at 6:56 pm 1 commento

Il terremoto ha provocato decine di migliaia di vittime, tra cui molti bambini, e ha messo letteralmente in ginocchio la prima repubblica nera del mondo. Nel 1804, infatti, gli haitiani – colonizzati prima dalla Spagna e poi dalla Francia – si liberarono dalla schiavitù e dichiararono la propria indipendenza.

Ovviamente la solidarietà alle persone colpite da una tragedia del genere e la partecipazione alle loro difficoltà sono doverose, urgenti e naturali. Purtroppo in questi casi, specialmente in paesi poveri, la mancanza di prevenzione, la disorganizzazione, ed altri fattori, non solo non consentono di limitare i danni, ma li accentuano e li moltiplicano in modo impressionante. Ad es., per la disorganizzazione e l’impossibilità di far atterrare gli aerei con i soccorsi, ad Haiti è diventato addirittura difficile far arrivare gli aiuti o subiscono forti ritardi.

Di fronte ad una tale catastrofe e ad altre del genere che si verificano spesso sul nostro pianeta, occorrerebbe anche guardare oltre e, per quanto umanamente possibile, cercare di prevenire e prevedere con piani di emergenza adeguati… Questo vale, ovviamente, per le autorità locali, ma, in un mondo sempre più globalizzato, quanto sarebbero di aiuto delle “unità di crisi” con competenze, mezzi e organizzazione mondiale?

Queste,  oltre ad essere molto utili per l’organizzazione e l’ottimizzazione dei soccorsi a livello globale, potrebbero sensibilizzare, spingere alla prevenzione e preparare piani preventivi di intervento in relazione a tutte le situazioni e zone di maggiore rischio.

Certamente sono le autorità locali a doversi dotare in primo luogo di “unità di crisi”, ma, sia perché non lo hanno fatto, sia perché non di rado le calamità superano le disponibilità locali, sia perché le catastrofi sono di portata eccezionale, sia perché esistono pericoli che possono interessare vaste zone o l’intero pianeta, come, ad es. problemi a reattori nucleari (vedi Cernobyl) o di inquinamento dell’aria, dei mari e degli oceani, è necessario ed urgente costituire delle “unità di crisi” efficienti ed adeguate a livello globale. Non si può più considerare civile che ad ogni catastrofe ci si affidi quasi esclusivamente ad un mondo, pur altamente meritevole, di donazioni improvvisato e disorganizzato…. Le Unità di crisi dell’ONU evidentemente non sono adeguate.

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IL GRATTACIELO DI DUBAI E IL FALLIMENTO SOCIALE Sale l’indice di povertà in America Latina

1 commento Add your own

  • 1. edi  |  gennaio 19, 2010 alle 12:00 pm

    Il problema è oggi ma sarà ancor più domani quando il mondo avrà dimenticato.
    Basterebbe dare un centesimo per ogni chilo di pane che si produce o che si consuma e si salverebbero non solo i bambini di Haiti ma anche tanti altri che stanno morendo per denutrizione.
    Edi

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